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Argo, il nuovo Clint Eastwood si chiama Ben Affleck

novembre 12, 2012 Simone Fortunato

Grande, solidissimo thriller politico questo Argo, firmato dal sempre più sorprendente Ben Affleck che dopo due buoni film come Gone Baby Gone e The Town centra il suo capolavoro. La storia è affascinante, la classica vicenda in cui la realtà supera, e di molto, la finzione cinematografica. Fine 1979: l’ambasciata Usa a Teheran è attaccata […]

Grande, solidissimo thriller politico questo Argo, firmato dal sempre più sorprendente Ben Affleck che dopo due buoni film come Gone Baby Gone e The Town centra il suo capolavoro. La storia è affascinante, la classica vicenda in cui la realtà supera, e di molto, la finzione cinematografica. Fine 1979: l’ambasciata Usa a Teheran è attaccata dagli studenti di Khomeini. Il caos e il terrore regnano ovunque quando gli studenti riescono a superare il muro di cinta e a entrare nell’ambasciata: sei funzionari americani decidono di propria iniziativa di fuggire e trovano riparo presso la residenza dell’ambasciatore canadese. Ma devono essere tirati fuori al più presto: i fanatici di Khomeini infatti sono già sulle tracce dei transfughi. E nel frattempo, dopo tante, comprensibili, incertezze, dal comando della Cia parte l’ordine dei più folli: imbastire un finto film canadese che dovrà essere realizzato in Iran, una copertura geniale per portare a casa i sei disgraziati.

FEDELISSIMO. Straordinariamente curato nei dettagli, nella messinscena e nella ambientazioni, il film di Affleck riesce a rispettare la veridicità dell’azione (e i titoli di coda, splendidi, con cui si accostano scene di fiction alle scene vere della storia testimoniano questa grande attenzione alle fonti e ai fatti) senza dimenticare un gusto per lo spettacolo tipicamente hollywoodiano. Lo si vede bene nelle prime sequenze: l’assalto all’ambasciata è realizzato con grande perizia tecnica, vanta un montaggio (di William Goldenberg, montatore di tanti film di Michael Mann ) fulminante con cui il regista-attore riesce a far coincidere totalmente il punto di vista dello spettatore con i vari funzionari dell’ambasciata alle prese con il terrore, il caos, la fretta di far sparire al più presto documenti che in mani nemiche sarebbero potuti diventare vere e proprie bombe. Cambio scena e siamo alla stanza dei bottoni. Al comando Cia i vari capi interpretati tutti da attori in grande forma come Bryan Cranston e Kyle Chandler non sanno che pesci pigliare: alla fine, per il rotto della cuffia, passa “l’opzione Hollywood” ideata dall’agente Tony Mendez (Ben Affleck). Si fingerà di fare un film di fantascienza, Argo, e durante i sopralluoghi in Iran verranno prelevati gli ostaggi. Assai debitore della stagione del thriller politico degli anni 70, Affleck mette a punto un grande racconto all’insegna della libertà contro nemici cattivissimi e spietati: la sceneggiatura di Chris Terrio che si basa sui documenti ufficiali resi pubblici sotto l’amministrazione Clinton e sulla ricostruzione giornalistica di Joshua Bearman è precisa e puntuale. I fatti sono ben circostanziati e anche il pubblico più giovane e che si ricorderà meno della crisi Iran-Usa non faticherà a cogliere gli eventi e entrare del vivo nell’azione. Inoltre, Terrio riesce a dare corpo ai suoi personaggi: Mendez è il classico eroe raccontato da tanto cinema americano degli anni 70. Sconfitto nella vita privata, ma tenace, coraggioso, moralmente irreprensibile, si colloca a metà tra certi eroi western e ricorda molti protagonisti del cinema di Mann, Insider e Heat – La sfida su tutti.

VERO COME LA FINZIONE. Ma non è solo Mendez a colpire emozionalmente: anche figure minori eppure ben delineate come i vari ostaggi sull’orlo di una crisi di nervi, l’ambasciatore canadese interpretato da Victor Garber, il già citato Cranston avvincono e la loro azione sarà decisiva ai fini della vicenda. Capitolo a parte merita tutta la narrazione, ai limiti dell’assurdo, incentrata sulla costruzione del falso film: anche qui la cura dei dettagli è importante e Affleck riporta tutti gli elementi che portarono al lancio del film Argo, compresi storyboard, sceneggiatura, un ufficio di produzione e un’incredibile lettura del copione alla stampa in abito di scena. I responsabili dell’operazione sono due uomini di Hollywood, un celebre truccatore che aveva lavorato a film come Star Trek e Il pianeta delle scimmie, John Chambers (John Goodman nel film) e il produttore Lester Siegel impersonato con grande ironia da Alan Arkin. Saranno loro i veri artefici del successo dell’operazione.

HOLLYWOOD E LIBERTA’. Da ultimo, la questione ideale che sta dietro un film tecnicamente realizzato dai migliori di Hollywood, Geroge Clooney e Grant Heslov alla produzione, Goldenberg al montaggio, Rodrigo Prieto alla fotografia, Alexandre Desplat alla colonna sonora: nel solco di una tradizione di cinema politico alla ricerca della verità e in difesa del bene, il regista di The Town dirige un film in cui mette a confronto due mondi, gli Stati Uniti dei buoni, ma soprattutto terra di liberà e dove il cinema e in particolar modo il cinema hollywoodiano è espressione di libertà e di intraprendenza, sia quando da Hollywood vengono fuori capolavori, sia quando i lavori sono un po’ più mediocri per quanto accattivanti come sarebbe potuto essere un film come Argo. Dall’altro: un Iran che finisce dalla padella alla brace passando dallo Scià all’Ayatollah ma dove a dominare paiono solo barbuti violenti, le donne imbracciano le armi e i bambini vengono usati in funzione antiamericana. Una visione forse manichea, tipicamente americana ammorbidita dal giudizio comunque pesante sullo Scià dato da Affleck sui titoli di testa e anche nei primi momenti della narrazione, ma allo stesso tempo una fotografia netta di due mondi e due stili diversi. Dove da una parte la dittatura religiosa vieta gli alcolici persino nello spazio aereo, dall’altra la libertà consente i progetti più folli ed affascinanti come quello che un gruppo di cinematografari salvi il mondo e scongiuri un confitto armato.

 

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