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Anglicani sempre più in crisi. Per l’ex arcivescovo di Canterbury «l’Inghilterra è un paese post-cristiano»

aprile 28, 2014 Emmanuele Michela

Rowan Williams: «Abbiamo una cultura cristiana, ma non siamo una nazione di credenti». Pochi mesi fa il suo predecessore era stato duro: «Siamo a una generazione dall’estinzione»

L’Inghilterra è un paese ancora cristiano? Se lo chiedono a Londra, dopo che, una settimana fa, il premier David Cameron ha scritto al The Church Times una lettera in cui ha sottolineato l’importanza della Chiesa anglicana nella storia della nazione: la sua presenza ha accompagnato la crescita dell’isola e ancora oggi deve essere valorizzata, recitava la missiva.
Al netto di interpretazioni in tempo di campagna elettorale (Cameron non parla mai di temi “caldi” come le unioni omosessuali, approvate dal suo stesso governo) e al di là della risposta “piccata” di diversi intellettuali razionalisti, a ribattere nella maniera più secca alle parole di Cameron è stato Rowan Williams, fino al 2012 arcivescovo di Canterbury e guida della Chiesa anglicana per dieci anni. «Siamo una nazione cristiana cioè un paese di credenti? No», è stata la risposta riportata dal Telegraph nella lunga intervista al vescovo e teologo inglese, ora docente al Magdalene College di Cambridge.

«POST-CHRISTIAN NATION». Williams ha espressamente parlato dell’Inghilterra come di un paese «post-cristiano, che non significa per forza che non siamo cristiani. Vuol dire, piuttosto, che la memoria culturale è ancora fortemente cristiana. E, in un certo senso, la presenza culturale è ancora abbastanza cristiana. Ma siamo in una fase “post-Christian” nel senso che l’essere praticanti non è più dato per scontato da gran parte della popolazione». È rimasta una visione del mondo plasmata sulla religione, ma il cuore della fede si è svuotato, è la tesi di Williams. Di fronte a lui i dati di un recente sondaggio, dove emerge che soltanto il 14 per cento degli inglesi si considera cristiano praticante: il restante 86 oscilla tra l’essere “assolutamente non religioso” e il “non praticante”. Se si aggiunge poi che nelle città inglesi si fanno sempre più numerose le comunità musulmane, con la conseguente paura dei cittadini locali di un’islamizzazione della società, è completa la radiografia sullo stato di crisi della Chiesa di Londra.

«A UNA GENERAZIONE DALL’ESTINZIONE». Le parole di Williams sono pesanti, e soffiano sul fuoco di una stagione assai tesa per gli anglicani, segnata da divisioni interne e crisi di fede. Lo scorso novembre il predecessore di Williams, Lord Carey, è intervenuto con parole molto dure al sinodo della chiesa d’Inghilterra, sottolineando il terribile senso di sconfitta che c’è tra il clero britannico: «Siamo a una generazione dall’estinzione». Secondo l’ex arcivescovo di Canterbury ciò che serve agli anglicani è una nuova evangelizzazione, qualcosa che renda interessante per la gente «sedersi in una chiesa fredda guardando la nuca di altre persone». In quei giorni, il Daily Mail ha titolato profetico: «2030: l’anno in cui l’Inghilterra smetterà di essere cristiana». Ma oggi Williams sembra essere stato ancora più drastico, anticipando quella data di qualche decennio.

MATRIMONI GAY E VESCOVI OMOSESSUALI. Inevitabile pensare alle tante divisioni che si sono innestate in questi anni in seno alla Chiesa anglicana, costruitesi in particolare attorno a temi come le ordinazioni episcopali di sacerdoti gay o donna, o i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Da una parte il centro “bianco” londinese si è spesso mostrato aperto a questi cambiamenti, trovandosi contro le “province nere” dell’Africa, specie Nigeria, dove le comunità crescono e sono più fedeli ad una linea tradizionale. Williams, dalla sua, nei suoi anni di arcivescovado si è mostrato favorevole ad alcune modifiche, salvo poi fare marcia indietro di fronte al passaggio di tanti fedeli e sacerdoti alla Chiesa cattolica. Si corre sulla linea di una faglia, sempre pronta ad allargarsi, e che ora rischia di mangiare tutto ciò che le sta intorno. «Abbiamo speso troppo tempo a ragionare su cavilli mentre gli inglesi sono lasciati ad annaspare in mezzo ad assenza di significato, angoscia e disperazione», era l’allarme lanciato dal reverendo Sentamu a novembre, facendo eco al monito terribile di Lord Carey.

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9 Commenti

  1. leo aletti scrive:

    Non è questione di numeri, quando sbagli il fondamento tutto crolla. Le analisi le sapete fare tutti. Viva Chesterton.

  2. Giovanni scrive:

    Succede lo stesso ai cattolici in Francia. E’ quello che la studiosa di religioni Danièle Hervieu-Léger chiama “la fine di un mondo”,

    La religione non è più data per scontata,non appartieni più ad una chiesa per nascita, uno sceglie la spiritualità che preferisce o non ne sceglie nessuna.

    In una prospettiva del genere le chiese contano sempre meno.

  3. mike scrive:

    rowan Williams non vede tutto chiaro ma la conclusione la vede bene, cioè la fine del cristianesimo in Inghilterra.

    • Orazio Pecci scrive:

      @ Mike, quello che vede il Lord Arcivescovo di Canterbury è la fine della Church of England. Eppure aveva fatto il possibili e l’impossibile per stare al passo coi tempi, si era modernizzata, aperta, spalancata a tutte le mode politically correct. Eccomè che si è ridotta a questo punto? Non sarà che il cercare di correre dietro alle mode non è una gran trovata ?

      • mike scrive:

        forse è come dici, ma comunque è una questione anche di numeri. cioè quanti sono i cattolici in UK? e quanti sono allineati con la dottrina cattolica? lì dagli anni ’60 coi figli dei fiori ed il rock ‘n’ roll la mentalità è cambiata. è pure questione di welfare. cioè quanto lo stato inglese aiuta nel campare i cittadini inglesi (religione a parte)? e non parlo solo di ammortizzatori sociali. ho l’impressione che molti non abbiano compreso in toto che l’obiettivo primario non è il cristianesimo in generale, cioè quello pure, ma è il cristianesimo cattolico.

        • Michele scrive:

          L’ideologia ti affumuca il cervello.

          Si sta parlando di anglicani, Cioè coloro che, fin dal XVI secolo, si vollero mondani, al passo coi tempi. Sono nati decurtato la dottrina a favore delle posizioni dello Stato e così sono proseguiti. I mistici che sorgevano o erano cripto-cattolici (John Donne), o si convertivano in seguito (Newman).

          I cattolici sono sempre più ammirato in Inghilterra proprio perchè sono rimasti coerenti. Un mio amico conferma che in Inghilterra le chiese cattoliche straripano di gente la messa è celebrata benissimo, la dottrina insegnata con orgoglio.

  4. mike scrive:

    @ silvia Toniolo: se cala il luteranesimo crescerà solo l’islam. poi non so quanto sia meglio l’islam del laicismo. l’islam porterà la poligamia e lo stupro in famiglia, e pure cose che ufficialmente combattono ma che hanno anche loro. compresa la pedofilia.
    @ Alessandro faustini: tra poco saranno anche cazzi nostri.

  5. Cisco scrive:

    Se uno trasforma la Chiesa in Arcigay non può lamentarsi che i fedeli scappino verso altri lidi, cattolici o musulmani che siano. Quando l’Inghilterra verrà annessa al Qatar si passerà alla fase ante-islamica
    Comunque è vero che a Londra le chiese cattoliche sono piene, in particolare mi ricordo al Brompton Oratory.

  6. dodo scrive:

    La genesi dell’anglicanesimo non é molto edificante; non fu costruito sulla pietra. Il primo “papa” anglicano, Enrico VIII, ripudiò 2 donne, ne fece uccidere altrettante, una gli morì a seguito di un parto e solo l’ultima gli sopravvisse, forse solo perché morì prima lui. Collerico ed ubriacone, sanguinario e dedito al vizio ciò che iniziò si avvia oggi inevitabilmente al tramonto.

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