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Angeletti (Uil): «No allo sciopero, troppo scarse le possibilità di successo»

agosto 31, 2011 Chiara Sirianni

Luigi Angeletti, segretario della Uil, critica a Tempi.it la scelta della Cgil di indire lo sciopero generale per il 6 settembre: «Oggi lo sciopero è lo strumento più costoso per i lavoratori, e quello con le più scarse possibilità di successo. Bisogna fare pressioni sui parlamentari. Per la manovra ci vogliono più tagli alla politica e non bisogna toccare le pensioni»

La Cgil ha espresso una «bocciatura completa» della manovra finanziaria, e ha scelto lo scontro frontale. Confermato lo sciopero generale del 6 settembre: oggi alle 15 il segretario Susanna Camusso spiegherà le motivazioni alla base della decisione, fornendo contemporaneamente informazioni sulle cento piazze d’Italia che ospiteranno la protesta. Nel frattempo il segretario della Uil Luigi Angeletti (che nel 1994 realizzò il primo rinnovo del contratto dei metalmeccanici, senza una sola ora di sciopero) mostra a Tempi.it tutta la sua perplessità rispetto «all’ennesimo sciopero generale proclamato
 dalla Cgil in solitaria».

Il segretario Camusso aveva invitato Cisl e Uil a partecipare.
Non si chiede a nessuno di aderire. È un fatto di “stile”. Detto questo, la vera questione è che oggi come oggi lo sciopero è lo strumento più costoso per i lavoratori, e quello con le più scarse possibilità di successo. Visto che la manovra è ormai stata varata è necessario esercitare una pressione nei confronti delle forze parlamentari perché apportino tutte quelle modifiche che abbiamo chiesto, insieme alle altre parti sociali, al fine di rendere la manovra più equa ed efficace. Il prossimo 1 settembre la Uil ha in programma un’iniziativa davanti al Senato, per sostenere le nostre chiare ed individuate proposte di modifica.

La divergenza di vedute con la Cgil non sta solo nel metodo. La manovra ha accolto una serie di storiche rivendicazioni della Uil (tagli alla politica in primis). Quali aspetti non condividete?
La manovra all’esame del Parlamento deve essere corretta nella direzione dell’equità e del sostegno alla crescita attraverso un più robusto taglio dei costi della politica e una più incisiva lotta all’evasione fiscale, per combattere un’anomalia che danneggia gravemente l’economia oltre a rappresentare un vulnus gravissimo alla nostra democrazia. Sperando che non vengano fatti passi indietro. Ora si parla addirittura di modifiche alla Costituzione, per salvaguardare l’identità dei comuni, e questo la dice lunga sulla credibilità dell’operazione: aumentano l’Iva non per ridistribuire il carico fiscale, ma per favorire le regioni, le province e i comuni. Un capolavoro, insomma.

Per quanto riguarda le pensioni?
Siamo assolutamente contrari a ulteriori interventi sulle pensioni con l’unico obiettivo di fare cassa. Il sistema previdenziale italiano ha da tempo raggiunto la sostenibilità economica come riconosciuto ripetutamente dagli organismi internazionali. Non ci troviamo di fronte a una crisi passeggera, congiunturale. Si parla di come affrontare i prossimi vent’anni. E non bisogna agire aumentando le tasse: primo perché si mettono le mani in tasca soprattutto ai lavoratori dipendenti, secondo perché si introduce, a lungo termine, un elemento recessivo.

Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha sottolineato che al prossimo direttivo sarà opportuno aprire un confronto interno sul rapporto con Cisl, Uil e Confindustria, con cui sono oggi «evidenti le esplicite differenze». Divisi, i sindacati sono più deboli.
Stanno facendo la conta sull’accordo di giugno: una parte della Cgil non l’ha condiviso. I sindacati fanno contratti: è la loro missione. Ci auguriamo che la maggioranza della Cgil approverà quell’accordo, è un passo assolutamente fondamentale. Anche nella speranza, in futuro, di avere rapporti meno conflittuali.

Susanna Camusso agita lo spettro dello statuto dei lavoratori: il governo avrebbe stravolto il senso dell’intesa firmata con Confindustria. Per il segretario salta il contratto nazionale: «i diritti dei lavoratori dipenderanno dalle condizioni della propria azienda». C’è il rischio concreto di una proliferazione di accordi pirata, firmati da sindacati di comodo?
Sul fatto che sia dia alle organizzazione sindacali la possibilità di modificare gli accordi nazionali nella contrattazione di secondo livello non abbiamo alcuna obiezione, visto che lo abbiamo definito già nell’accordo di giugno. Quello che va assolutamente modificato, perché così come è scritto è equivoco, è “chi” può fare queste modifiche. Il rischio di accordi pirata c’è: è necessario che esclusivamente i sindacati maggiormente rappresentati, e quelli che quei contratti li hanno sottoscritti, abbiano la possibilità di porre modifiche. Detto questo, per quanto riguarda l’articolo 18 francamente non comprendiamo la preoccupazione. Se gli accordi vengono gestiti da chi davvero rappresenta i lavoratori, chi mai agirà modificandolo? Il problema è solo teorico: è come se noi sindacati avessimo paura di noi stessi.

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