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Andreotti, i Savoia e l’amicizia tra i popoli

settembre 8, 1999 Tempi

La settimana

Popoli Destino comune e unica origine. Se il popolo è quello ebraico, con sottigliezza tutta semita il cristiano Tarek Aziz, vice dell’orco Saddam, ricorda in un’intervista video trasmessa nell’auditorium della fiera che Abramo era iracheno, quindi arabo. Il Meeting ‘99 ha parlato molto la lingua di Maometto con un forte invito al dialogo tra Cristianesimo ed Islam. Lo hanno detto in tutti i modi moltissimi degli ospiti di questa edizione: il presidente algerino Bouteflika (“la Chiesa algerina è pienamente parte della nazione”), i vescovi di Tripoli e Tunisi (“La diffusione dell’Islam nel mondo occidentale non deve spaventare perché Cristo ha vinto per noi; se c’è una piccola paura è piuttosto per noi cristiani, per la nostra possibile mancanza di fede e identità”). L’idea è quella di aiutare gli stati arabi a laicizzarsi.

Andreotti e i Savoia La notizia non l’ha data nessuno – e sì che i testimoni del fatto erano quasi duemila -, eppure il 23 agosto scorso il senatore a vita Giulio Andreotti ha ventilato l’ipotesi di un regicidio commesso nientemeno che dalla famiglia Savoia. L’exploit ha avuto luogo durante la presentazione pubblica del suo libro “A non domanda rispondo”, dedicato alle sue vicissitudini giudiziarie palermitane, alla “Fiera del libro” di Castrocaro Terme. Per tutta la serata il senatore aveva slalomato con la consueta abilità fra i paletti di una batteria di domande inutilmente insidiose: Ustica, il ritorno di Craxi, il ruolo degli americani nelle sue disgrazie, i suoi rapporti con Belzebù, ecc. Poi all’improvviso un quesito sulla stantìa querelle della riforma costituzionale necessaria a garantire il ritorno dei Savoia in Italia ha fatto scattare qualcosa nel senatore. “Si possono lasciare tornare in Italia i Savoia – ha detto Andreotti – purché essi non chiedano la restituzione dei loro beni a suo tempo incamerati dallo Stato italiano. Io non voglio scrivere un romanzo giallo – ha aggiunto sornione – ma va ricordata una cosa: l’Assemblea costituente aveva stabilito che al 1° gennaio 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione, le proprietà degli ex re d’Italia sarebbero state incamerate dalla Repubblica italiana. Ora accadde che Vittorio Emanuele III morisse proprio alla vigilia di quella data, per la precisione il 27 dicembre 1947. Questo evento permise ai Savoia di trattenere nelle loro mani gran parte dell’eredità”. Detto da un uomo che ha spesso citato il motto “a pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca”, fa un certo effetto.

Soldi, non bombe Tommaso Padoa Schioppa, consigliere della Banca centrale europea alla videopresenza di Prodi, fa la proposta più concreta per risolvere all’europea i conflitti del mediterraneo: “serve un piano Marshall per le zone in guerra dell’area: fornire sostegno economico, assieme a libertà democratiche e riconciliazione tra i popoli”. Soldi, non bombe, insomma. Un’idea a 180 gradi distante da quella americana per cui si mandano le bombe e si tolgono i soldi con gli embarghi come sta accadendo in Irak e come hanno denunciato non solo il sospettabile Tarek Aziz, ma anche l’insospettabile ispettore Onu Staffan De Mistura.

Perdono Il piccolo presidente algerino Abdelaziz Bouteflika al Meeting ha dato lezione di statura politica da far soggezione ai colleghi di altezza celtica: “Lo stato perdona, lo stato perdona, lo stato perdona”, ha scandito battendo il pugno in diretta con il suo paese dall’auditorium del Meeting di Rimini. Perdono in Algeria significa cancellare una guerra fratricida che ha lasciato sul terreno 100mila morti: gli ultimi 15 bambini sono stati massacrati il giorno prima della visita del presidente al Meeting. È una parola talmente impossibile in quel paese che per farla passare Bouteflika ha compiuto un gesto ancor più coraggioso della legge di riconciliazione: chiedere alla nazione di approvarla con un referendum. E mentre Bouteflika parlava nell’auditorium, nella sala 1, quasi a fargli eco, il giudice Vigna, Pellegrino e Frigo decretavano la fine di tangentopoli come metodo di indagine e della sua filosofia giacobina come sistema di pulizia morale.

Inventori Gli inventori piacciono al Meeting. Non solo quelli alla Alessandro Volta – al quale è stata dedicata una delle più riuscite mostre allestite alla fiera (si scopre che anche nel fenomeno della laicissima corrente elettrica c’è qualcosa di ancora sconosciuto, misterioso) -, ma anche alla Colaninno. Che l’autore della più colossale scalata della storia della finanza italiana venga osannato al Meeting di per sé è una notizia, ma che venga additato come modello la dice lunga su come da queste parti la parola sussidiarietà non voglia dire solo non profit, anti-bindismo sanitario, federazione formigoniana del Nord (una bella idea di federalismo regionale presentata a Rimini dal presidente lombardo).”Cento di questi Colaninno”, titolava il Quotidiano Meeting. Il manager Olivetti piace perché, come ha esclamato un giovanottone con fare da neo-artigiano applaudendolo, “ha tirato fuori le palle”. È il segno del capitalismo che “ci prova” per dirla con il ministro dell’industria Bersani, diessino quasi Cdo. Un po’ come quei ragazzi che hanno assiepato un salone per la presentazione del libretto “Ragazzi del ‘99”. Nelle loro classi hanno creato movimento e suscitato scalpore semplicemente chiedendo a sé e ai compagni di andare fino in fondo alle proprie posizioni: fosse l’ostilità al cristianesimo (“strappate tutte le pagine di libri che ne parlano”) o la voglia di farsi una canna (“se mi dici perché la fumi me la faccio anch’io”).

Giacomo e Javier Stupore, meraviglia, ammirazione. Al Meeting sul Mistero tutte le gradazioni di ciò che esso suscita nell’uomo sono state esplorate. Ne hanno parlato in molti, in particolare la relazione tematica del teologo spagnolo Javier Prades, e l’incontro conclusivo dedicato all’ultimo “Quasi Tischreden” di don Giussani: “L’attrattiva Gesù”. Don Giacomo Tantardini ne ha letti alcuni passi ad un auditorium stracolmo. Di tutte le parole ha colpito l’accento su un avverbio: “più”. In Giussani esso ritorna continuamente e Tantardini lo sottolinea ogni volta. Ad un certo punto, parlando con quell’incedere lento che lo caratterizza, ha detto: “Il Cristianesimo usa le stesse parole degli altri con un significato…” e la mente avrebbe voluto subito mettere la parola “diverso”, mentre lui ha concluso: “…con un significato più vero”. E qui c’è tutta la differenza di quel più, che potremmo apporre a conclusione di questo Meeting. L’avvenimen-to cristiano stupisce e attrae per quanto compie dell’umano, non per quanto se ne discosta.

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