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Anche le Coop scaricano la Cgil: «Lo sciopero a La Spezia contro il lavoro a Pasquetta è ideologico. I tempi sono cambiati»

aprile 25, 2014 Matteo Rigamonti

A La Spezia un Ipercoop rimane aperto e gli alleati storici della Cgil picchettano. Intervista a Maurizio Fasce, direttore del personale della divisione ipermercati di Coop Liguria: «I lavoratori non disdegnano di lavorare nei festivi»


A Pasquetta, in Liguria, è andata in scena la «guerra del lavoro» tra la Coop e la Cgil, come l’ha descritta l’Ansa. Mentre l’Ipercoop del centro commerciale Le Terrazze, a La Spezia, è rimasto aperto, facendo lavorare buona parte dei suoi 160 dipendenti, la Cgil ha organizzato uno sciopero dalle 6 di mattina fino alla chiusura serale per manifestare «contro la legge che ha liberalizzato gli orari di apertura» e «rivendicare il diritto delle cassiere, dei banconisti e dei magazzinieri a santificare laicamente le feste e il diritto al lavoro come dignità». Come fatto notare da Dario Di Vico sul Corriere della Sera un sodalizio storico si sta rompendo e le «differenze aumentano tra la Coop e la Cgil». Maurizio Fasce, direttore del personale della divisione ipermercati di Coop Liguria, conferma a tempi.it.

pasquetta-cgil-coop-le-terrazzeCos’è successo alle Terrazze a Pasquetta?
In occasione di una normalissima giornata di lavoro festivo, già decisa da tempo, la Filcams Cgil ha proclamato uno sciopero cui hanno aderito iscritti al sindacato accorsi da ogni parte della Liguria. L’ipermercato è rimasto comunque aperto garantendo il servizio alle 30 mila persone che sono venute a fare la spesa.

In quanti hanno scioperato?
Gli sforzi per far accorrere gente sono stati notevoli, ma tra i dipendenti dell’ipermercato la percentuale delle adesioni è stata di poco superiore al 40 per cento, una delle più basse di sempre. Più della metà dei dipendenti che avrebbe dovuto lavorare, infatti, lo ha fatto regolarmente, mentre una piccola percentuale aveva già preso le ferie.

Avete avuto bisogno di ricorrere ai dipendenti di altri stabilimenti?
Quattro o cinque capireparto dell’ipermercato di Sarzana sono stati chiamati per garantire i turni, perché non sapevamo quante persone avrebbero aderito allo sciopero. Avremmo comunque potuto garantire il servizio anche senza di loro.

ipercoop-cgil-pasquettaQuali sono stati i motivi dello sciopero?
Lo sciopero ha seguito di poco il congresso della Filcams, in occasione del quale sono state rinnovate le segreterie che hanno dimostrato un orientamento diverso da quelle precedenti. Non a caso uno dei temi congressuali è stato: “Non si toccano le domeniche”. Forse è anche per questo motivo che non è stato sottoscritto l’accordo sindacale prima di Pasquetta.

Durante gli anni scorsi vi era già capitato di lavorare a Pasquetta?
Sia nel 2012 che nel 2013 abbiamo lavorato il lunedì dell’Angelo e abbiamo sempre trovato un accordo coi sindacati.

Gli altri sindacati non si sono mai opposti?
Gli altri sindacati hanno sempre dimostrato di voler collaborare e di essere aperti a uno scambio. Del resto, anche quest’anno quello che noi abbiamo proposto ai lavoratori era di aggiungere una festività in più in cui l’ipermercato sarebbe rimasto aperto, ma a fronte di una festività lavorata in meno per ogni singolo dipendente.

Cosa ne pensano i lavoratori?
Premesso che noi abbiamo sempre privilegiato il criterio della volontarietà in occasione del lavoro durante i giorni festivi, constatiamo che i tempi sono cambiati e che molti di loro non disdegnano affatto di lavorare durante i festivi. Anche perché la paga di un giorno festivo è di 80/90 euro superiore a quella di una normale giornata lavorativa. È per l’azienda, invece, che rimanere aperti durante le festività rappresenta un costo ma quando lo fa la concorrenza, non puoi sottrarti. Siamo una cooperativa, è vero, ma anche noi dobbiamo far quadrare i conti e chiudere i bilanci in attivo.

Adesso cosa succederà?
Finché prevarrà un approccio ideologico e un atteggiamento antagonista da parte della Filcams Cgil sarà dura trovare una soluzione. Se non rivedranno le loro posizioni non riusciremo a rinnovare il contratto e proseguiranno gli effetti collaterali di questa sua pregiudiziale.

Quali effetti collaterali?
Già il 95 per cento dei nostri dipendenti sono assunti con contratto a tempo indeterminato, ma avevamo promesso di assumere ancora 19 persone. Così come avevamo proposto un mese di maternità aggiuntiva, oltre a quelli previsti dall’Inps, totalmente a carico dell’azienda, e di estendere al nucleo familiare l’assistenza sanitaria che già garantiamo a tutti i nostri dipendenti. Ma siamo fermi.

Il 25 aprile e il 1° maggio all’Ipercoop si lavora?
Saremo chiusi entrambi i giorni come avevamo già previsto.

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25 Commenti

  1. Cisco says:

    Bisognerebbe convincere anche la CEI, che aveva alzato le barricate contro il lavoro di domenica, peggio della CGL.

  2. aldo says:

    Anche Tempi si sta bevendo il cervello? Non si può sostenere l’Ipercoop in questa battaglia d’inciviltà. SI noti poi il modo ricattatorio di Fasce di rispondere alla domanda sugli effetti collaterali sul fronte maternità e assunzioni:

    D”Quali effetti collaterali?”
    “Già il 95 per cento dei nostri dipendenti sono assunti con contratto a tempo indeterminato, ma avevamo promesso di assumere ancora 19 persone. Così come avevamo proposto un mese di maternità aggiuntiva, oltre a quelli previsti dall’Inps, totalmente a carico dell’azienda, e di estendere al nucleo familiare l’assistenza sanitaria che già garantiamo a tutti i nostri dipendenti. Ma siamo fermi.”

    Meno male che i ciellini sono pro-famiglia e per fare più figli. Ma se una coppia non si può dedicare un po’ di tempo nemmeno in queste feste quand’è che lo può fare?! Amen. (Uno che lavora il 25 aprile e il primo maggio)

    • domenico b. says:

      Non mi sembra che Tempi stia sostenendo l’ipercoop, almeno lo spero.
      Mi sembra che l’articolo evidenzi il disaccordo che esiste all’interno dello stesso gruppo politico riguardo al lavoro in un giorno festivo.
      E, a mio parere, la chiusura polemizza sul fatto che l’ipercoop rimanga aperta in un giorno di festa che riguarda I cristiani, mentre rimane chiusa in occasione du due festività laiche

    • Markus says:

      Non e’ questione di inciviltà , caro Aldo, ma questione di realismo . Il momento economico e’ sotto gli occhi di tutti e ,se la nostra economa e’ in ginocchio, dobbiamo dire grazie a Prodi e Ciampi, che ci hanno infilato forzosamente nella moneta unica , causa di tutti i mali odierni. Per cui oggi e’ prioritario mantenere il posto di lavoro e per questo, anche le aziende devono mantenere certi fatturati, altrimenti o ridimensionano il personale , oppure chiudono e lasciano a casa i lavoratori. Tra i 2 Mali si sceglie il minore , che in questo caso e’ quello di lavorare a Pasquetta . Non a caso i lavoratori sono spesso più avanti del sindacato , che in Italia e’ diventato una casta al iari dei partiti politici e delle altre caste intoccabili che governano , dietro le quinte , questo Paese , ad iniziare dalla magistratura , che , guarda caso, non vuole rinunciare a nessuno dei suoi privilegi

  3. Giuseppe says:

    Articolo assolutamente miope
    Di cosa stiamo parlando?
    I tempi cambiano? Che significa?
    Che genitori e figli non hanno più il connaturato bisogno di godere della vicendevole compagnia nei giorni festivi? Che la festa non ha più un valore fondamentale per la sussistenza di una società?
    Articolo senza dubbio scritto da chi la domenica e nei festivi non lavora o puó fare come cavolo vuole
    Consiglio: ripensare il giudizio

  4. Mauro says:

    Sono assolutamente d’accordo con l’articolo, e con Leo Longanesi che diceva che “siamo una repubblica fondata sul lavoro che non pensa che al riposo”. E poi se la presenza era volontaria, esigere la chiusura era una danno per i lavoratori prima ancora che per l’impresa.

  5. filomena says:

    Posto che il lavoratore ha diritto ad adeguate giornate di riposo che devono essere garantite non si capisce perché volontariamente non sia possibile rinunciare al fatto che il riposo debba necessariamente cadere la domenica quando magari può far comodo a rotazione un giorno infrasettimanale.

    • domenico b. says:

      sai, filomena, quando il mondo era comandato dagli odiosi retrogradi e bigotti cattolici, il fatto di far festa tutti insieme lo stesso giorno, per I cristiani la domenica, consentiva, oltre che a pregare insieme sentendosi parte di una comunità che si riconosceva in Gesù, anche di potersi ritrovare con amici o con famiglie amiche o con parenti per passare insieme qualche momento felice che consentiva anche di allontanare le preoccupazioni (oggi si dice staccare la spina)… questo però era possibile perchè il giorno di festa era comune per tutte le persone e le famiglie di quei tempi.
      Ora che comandate voi state finalmente rimettendo le cose a posto, compreso il fatto che essendo ogni persona libera di autodeterminarsi, può far festa quando gli pare, per poter passare una piacevole giornata davanti al televisore o in qualche altro posto, ma comunque sempre in gruppi ristretti, visto che I grandi assembramenti sono una minaccia al vostro potere

    • Aurelio says:

      Ma certo caro troll, facciamoli tutti i turni come nel film Metropolis di Fritz Lang!
      Così con la moglie e i figli stiamo tutti insieme una volta all’anno quando va di lusso!
      Pur di fare il bastian contrario ti prospetti l’inferno sulla terra! Bella roba!

  6. Giannino Stoppani says:

    Contro le aperture festive fu fatto un referendum.
    Il referendum passò, ma l’esito è stato disatteso come è successo in tanti altri casi.
    La CGIL ha ragione, ma si è svegliata tardi.
    Ovviamente la gente che non ha soldi per comprare di sabato non ce li ha neanche per comprare la domenica o per pasquetta.
    Infine, non c’è cosa più deprimente dell’ipercoppe di domenica.

    • filomena says:

      Quando la CGIL difende il diritto alla festività coincidente con la domenica guarda caso concordi trattandosi del giorno del signore. La domenica é un giorno come tutti gli altri specialmente per chi lavora da sempre a turni

      • Giannino Stoppani says:

        Anche Hitler, nella vita terrena, deve aver pur detto o fatto qualcosa di giusto, perciò non vedo cosa ci deve essere di strano ad essere d’accordo con la CGIL nel momento che tale sindacato, una volta tanto, difende i diritti dei lavoratori.
        Ma tu da povero troll, devi pur scrivere qualcosa, anche a costo di far la figura di quello che non sa che “pasquetta” non è manco una festa di precetto.
        Eh sì, l’esortazione è sempre la solita: (t)rollare di meno e studiare di più.

  7. Giacomo Lupino says:

    Scusate:
    state discutendo sull’interesse dell’ Ipercoop ad aprire a Pasquetta e della CGIL che le fa la opposizione per non farla aprire,ma io il giorno di Pasquetta dovevo fare la spesa per la cena e sono andato alla Billa (tra l’altro era pieno di gente), inoltre avevo la scelta se andare alla Basko o alla Carrefour, come mai li non c’era nessun a fare picchetti e/o sciopero???
    Ciaooo

  8. Gianluca says:

    La domenica, dovrebbero chiudere tutti, come si faceva qualche anno fa. Non credo che nessuno sia mai morto di fame, per non essere riuscito a fare la spesa la domenica. Il tempo lo si può trovare da lunedì a sabato. Ci sono supermercati che sono aperti, alcuni giorni della settimana, fino alle ore 22. Confiniamo con Stati dove, se non fai la spesa entro sabato pomeriggio, ti arrangi fino al lunedì successivo e non mi pare che se la passino peggio di noi.

    • Mauro says:

      Le peggiori nefandezze di questo e dei due secoli scorsi sono state fatte da popoli che osservavano ed osservano i giorni di riposo prescritti dai propri libri santi. Non voglio dire che Auschwitz ci sia stato perché riposavano la domenica, o che la Jiiad ci sia perché rispettano il Ramadam. Voglio dire che Il bene e il male di un Paese non dipendono dai suoi precetti. E comunque la CGIL del commercio se ne frega dei valori civili o religiosi delle festività. Vuole solo non far lavorare i suoi iscritti. Echecavolo.

      • Aurelio says:

        Che profondità di analisi!
        Premio nobel per l’economia a Mauro senza se e senza ma!
        E allora al lavoro anche il primo maggio!

        • Mauro says:

          Se è volontario e ben pagato perché no? Mica porta male!
          Se c’è chi vuole lavorare e chi vuole fare acquisti perché dovresti impedirlo?

  9. Mauro says:

    “Le allegre finanze del sindacato: la sola Cgil ha un giro di affari valutato un miliardo di euro. I delegati delle tre centrali sindacali sono 700mila, sei voltepiù de carabinieri. I loro permessi equivalgono a un milione di giornate lavorative al mese. E costano al sistema-paese un miliardo e 854 milioni di euro l’anno”.
    (Stefano Livadiotti,”L’altra casta – inchiesta sul sindacato”, Bompiani, 2008.

    (e secondo voi, tanto per restare in tema, lo pagano l’ICI?)

    • Markus says:

      Parole sante. Ma guai a toccare o criticare i santuari e gli altari dei compagni ..!!! Pronti sempre a criticare gli avversari politici ( nemici per codesti..!) ma mai obiettivi e intellettualmente onesti..!! Ed e’ il fatto di avere avuto per 70 anni una Sinistra così , che questo nostro Paese non è mai progredito come altri Paesi occidentali

    • Markus says:

      Parole sante caro Mauro..!! Ma guai a toccare o criticare i santuari e gli altari dei compagni ..!!! Pronti sempre a criticare gli avversari politici ( nemici per codesti..!) ma mai obiettivi e intellettualmente onesti..!! Ed e’ il fatto di avere avuto per 70 anni una Sinistra così , che questo nostro Paese non è mai progredito come gli altri Paesi occidentali

    • Markus says:

      Parole sante caro Mauro..!! Ma guai a toccare o criticare i santuari e gli altari dei compagni ..!!! Pronti sempre a criticare gli avversari politici ( nemici per codesti..!) ma mai obiettivi e intellettualmente onesti..!!

  10. Cisco says:

    Anche se si parla di una festa ridicola come la Pasquetta, che esiste solo in Italia, mi sembra opportuno sottolineare il realismo – che è autentica laicità – del cristianesimo nei riguardi della domenica e dei giorni di festa religiosa:

    CC 2187 Santificare le domeniche e i giorni di festa esige un serio impegno comune. Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore. Quando i costumi (sport, ristoranti, ecc.) e le necessità sociali (servizi pubblici, ecc.) richiedono a certuni un lavoro domenicale, ognuno si senta responsabile di riservarsi un tempo sufficiente di libertà. I fedeli avranno cura, con moderazione e carità, di evitare gli eccessi e le violenze cui talvolta danno luogo i divertimenti di massa. Nonostante le rigide esigenze dell’economia, i pubblici poteri vigileranno per assicurare ai cittadini un tempo destinato al riposo e al culto divino. I datori di lavoro hanno un obbligo analogo nei confronti dei loro dipendenti.

    CC 2188 Nel rispetto della libertà religiosa e del bene comune di tutti, i cristiani devono adoperarsi per far riconoscere dalle leggi le domeniche e i giorni di festa della Chiesa come giorni festivi. Spetta a loro offrire a tutti un esempio pubblico di preghiera, di rispetto e di gioia e difendere le loro tradizioni come un prezioso contributo alla vita spirituale della società umana. Se la legislazione del paese o altri motivi obbligano a lavorare la domenica, questo giorno sia tuttavia vissuto come il giorno della nostra liberazione, che ci fa partecipare alla « adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli » (Eb 12,22-23).

    Pertanto mi pare evidente che:

    – i cristiani sono tenuti a fare memoria del significato di autentica liberazione del giorno del Signore, e rendere gliria a Lui;

    – essendo stati liberati, e quindi non essendo più schiavi come i farisei – che il sabbath non prendono neanche l’ascensore – i cristiani possono svolgere dei lavori che le consuetudini e la necessità sociali prevedono: senza questo realismo, dovrebbero essere chiuse anche attività non certo vitali come i ristoranti, gli stabilimenti balneari, e gli stadi di calcio.

    Pertanto ritengo profondamente ragionevole la possibilità volontaria di lavorare la domenica, che d’altra parte viene così confermata come giorno dedicato alla famiglia e al riposo per la maggioranza delle persone, che possono trascorrere così parte del loro tempo libero allo stadio, in spiaggia o al centro commerciale.

  11. Alonso C. says:

    La questione è semplice. Se la legge dello stato prevede la possibilità di aprire in TUTTI i giorni dell’anno, l’economia risponde con le legge della concorrenza. Probabilmente anche Coop non vorrebbe aprire rinunciando ai valori che si porta dietro, ma se tutta la concorrenza apre, sarebbe decisamente miope stare a guardare e perdere incassi, clienti (e posti di lavoro sani) a favore della concorrenza.
    Se battaglia si deve fare si deve fare contro la legge non contro l’insegna (e poi non si capisce perchè solo contro quella) che apre il lunedì di pasquetta.
    E poi attenzione…quali lavoratori vanno tutelati durante la domeniche e le feste? Solo quelli della grande distribuzione o anche quelli degli autogrill, ospedali, cinema, bar, attrazioni turistiche..E se in autostrada trovaste tutti gli autogrill chiusi il lunedì di pasquetta?
    Cosa è indispensabile e cosa no? Chi lo decide?
    Fatevi un pò di domande prima di arrivare a conclusioni affrettate..

  12. Markus says:

    Parole sante caro Mauro..!! Ma guai a toccare o criticare i santuari e gli altari dei compagni ..!!! Pronti sempre a criticare gli avversari politici ( nemici per codesti..!) ma mai obiettivi e intellettualmente onesti..!!

  13. Poddy says:

    Viva i supermercati chiusi durante le feste, le partite tutte alle 15,30 della domenica e magari i centri storici chiusi al traffico ! Chissenefrega di uno 0,1 % in più di pil… La concordia sociale e l’unità delle famiglie vale molto di più , anche in termini economici!

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