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Anche la Germania è in crisi: debito pubblico a 2.166 miliardi e disoccupazione al 7,4 per cento

aprile 17, 2013 Redazione

Secondo i dati diffusi dalla Bundesbank e dalla Banca centrale europea, cinque milioni di tedeschi vivono con 450 euro al mese.

Anche la Germania è in crisi. Il debito pubblico tedesco ha infatti raggiunto nel 2012 quota 2.166 miliardi di euro, pari all’81,9 per cento dell’intero prodotto interno lordo. Lo ha reso noto la Bundesbank, specificando che l’aumento nel 2011 è stato dell’1,5 per cento. Sempre la Bundesbank, insieme all’altra importante banca che ha sede a Francoforte, la Banca centrale europea, ha fatto sapere che il patrimonio di una normale famiglia tedesca ammonta in media a 51.400 euro, contro i 173.500 di una famiglia italiana e i 182.700 di una spagnola. Tra le cause del divario c’è la scarsa propensione dei tedeschi a comprarsi una casa, anche se lo studio dei due istituti di credito non comprende importanti voci che compongono la ricchezza quali, per esempio, le assicurazioni della sicurezza sociale pubblica.

AUMENTA LA DISOCCUPAZIONE. Non è tutto. Come se non bastasse a certificare la durezza con cui la crisi ha colpito persino il paese più rigoroso e austero d’Europa, il governo di Berlino e della Cancelliera Angela Merkel dovranno fare i conti con la disoccupazione che, a marzo, è cresciuta di 13 mila unità. Il tasso di disoccupazione, infatti, è passato dal 7,3 al 7,4 per cento e ora i disoccupati tedeschi sono 2,935 milioni. Mentre il Ministero del Lavoro certifica che quasi 5 milioni di persone (di cui il 60 per cento donne) guadagnano appena 450 euro al mese. L’indice Zew, invece, elaborato da un istituto tedesco, ha registrato in aprile un netto calo della fiducia degli investitori tedeschi scendendo da 48,5 a 36,3 punti.

PARADISI FISCALI. Intanto, il quotidiano ItaliaOggi ricorda che anche ai tedeschi piace praticare l’arte del risparmio fiscale, quando si può. Tra le 200 mila società che hanno sede nel paradiso fiscale statunitense di Wilmington, nel Delaware, ci sono anche «una dozzina di grandi società tedesche, dalla Lufthansa alla Bmw, Adidas, E.On, Linde, Siemens, Volkswagen, Rwe, Thyssen, Henkel, Commerzbank e Deutsche Bank. E l’elenco è solo parziale». Altrettante se ne trovano a Panama, alle isole Cayman e alle British Virgins tra le quali Bayer, Basf, Deutsche Post, Allianz e Sap.

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3 Commenti

  1. francesco taddei says:

    l’università di berlino soffia studenti alla stanford e la germania sarebbe in crisi? ma mi faccia il piacere…

  2. ragnar says:

    Se questa si chiama crisi allora vorrei che l’Italia fosse in crisi come lo è la Germania.

  3. Giovanna Jacob says:

    Sfondate una porta aperta: l’ho sempre detto che anche la Germania è in crisi.
    Infatti, ormai fra dall’Oriente all’Occidente, tutti gli stati socialdemocratici welfaristici stanno male, e vince chi sta un po’ meno peggio. La Germania non sta bene: sta solo un po’ meno male degli altri in virtù di qualche buona riforma. Ma non si può stare bene con i debiti pubblici mostruosi accumulati da tutti gli stati avanzati, cina e Giappone compresi, Corea del sud non pervenuta. Quindi bisogna liberarsi definitivamente dall’ideologia diabolica secondo cui spendere all’infinito e indebitarsi all’infinito sfarebbe bene all’economia promuovendo la crescita. E’ una balla. Da oggi in poi bisogna cambiare radicalmente mentalità: tagliare la spesa pubblica e le tasse all’osso, mandare gli statali a cercarsi un lavoro vero. Una volta tagliata la spesa e le tasse all’osso una parte dei soldi dei contribuenti serviranno a ripagare gradualmente la spesa accumulata dai vecchi egoisti quando erano giovani. Ieri spendevano allegramente, scaricando sulle spalle di figli e nipoti i debiti.

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