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Amy Winehouse, un anno senza la regina del soul

luglio 23, 2012 Paola D'Antuono

Il 23 luglio del 2011 moriva Amy Winehouse, ma a un anno dalla scomparsa i fan non dimenticano la sua voce inconfondibile.

È passato un anno dalla morte della cantante Amy Winehouse. Su di lei si è detto tutto, si è scritto tutto, si è sentito tutto. Il 23 luglio del 2011 quella ragazza magra e con una pin up tatuata sul braccio, con la voce inconfondibile e la vita piena di eccessi, a soli 27 anni moriva a causa di una dipendenza, quella dall’alcool, a cui non riusciva proprio a dire di no. Erano bastati due soli album, Frank e Black to Black a farle conquistare l’appellativo di regina del soul bianco inglese. Del resto era impossibile non innamorarsi del suo timbro caldo e graffiante e dei suoi testi disperati e malinconici. Il suo più grande successo Rehab è raccoglieva in un pugno di strofe la vita difficile di Amy: «Hanno provato a farmi andare in riabilitazione ma io ho detto “no no no”/si mi sono infuriata ma quando tornerò tu saprai saprai non ho il tempo/ e se mio padre crede che io stia bene vuol dire che è stanco di provare a mandarmi in riabilitazione/non voglio bere mai più ho solo bisogno di un amico/non passerò dieci settimane qui mentre tutti pensano che stia in via di guarigione».

Il matrimonio con Blake Fielder-Civil nel 2007, se possibile, aveva peggiorato le cose: il loro amore e i loro litigi vivevano costantemente sotto i riflettori e la sua casa di Camden, a nord di Londra, era tappa obbligata per i paparazzi inglesi a caccia di scoop. Il divorzio, avvenuto nel 2009, fu il colpo finale inferto a quella ragazza fragile e bisognosa di attenzioni che vedeva tutto scivolarle dalle dita. Nemmeno della musica sembrava importarle più, l’unica cosa che sembrava avere un senso per lei era bere: non era raro incontrarla in un pub londinese, difficile era riuscire a parlarle, perché non era mai sobria. Eppure quella ragazza che aveva combattuto e vinto contro l’anoressia e la bulimia le aveva provate tutte per uscire dal tunnel delle dipendenze, purtroppo senza successo.

Ora, dopo l’album postumo Lioness: Hidden Treasures, ancora re delle vendite inglesi, il padre Mitch pubblica il libro Amy – Mia figlia, in uscita oggi: «Ho sentito il bisogno di scrivere questo libro. Ho sentito il bisogno di narrare la vera storia della vita di Amy. La vita troppo breve di Amy è stata una corsa sulle montagne russe; vi racconterò tutto quello che so. Oltre a essere suo padre, ero anche suo amico, confidente e consigliere. Per Amy, ero il porto nella tempesta; per me, insieme a suo fratello Alex, Amy era la luce della mia vita». Stasera la famiglia e gli amici più cari si raduneranno al Jazz After Dark, il locale preferito di Amy, per renderle omaggio nel modo migliore, attraverso le note calde della sua musica preferita.

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