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Amore con la firma

gennaio 4, 2015 Carla Vites

L’amore ‘con la firma’, come nel recente caso milanese, è il trionfo di quanto Pasolini poteva solo fantasticare nel suo Salò, là dove la ‘trasgressione’ era puramente cinematografica

pasolini-hDi sangue.

Così si apprende dalla cronaca recente: amare significa accettare di essere firmati.
Con un bisturi chirurgico.
No, non stiamo parlando delle tanto vituperate pratiche di avulsione-clitoride diffuse all’interno di gruppi tribali, sia pure, a volte, ampiamente inurbati, permeabili ad ogni civiltà. Stiamo parlando di bocconiani. E di ex-pariniani. Che, dall’ultima volta in cui hanno fatto parlare di sé, allagando la scuola per non fare il compito in classe, andando all’Università pare si siano evoluti.
Una giovane studentessa, figlia di professionisti, civilmente cresciuta ed educata all’interno di note scuole milanesi d’élite, trovava normale frequentare, oltre ai notoriamente difficili corsi altrettanto d’élite della Bocconi, uomini che le incidevano addosso le loro iniziali col bisturi.

Parliamo di un fatto che – pur non avendo nulla da invidiare al più sperduto villaggio di montagna in lontani siti geografici – ha concluso la sua parabola con la devastazione del volto di un terzo. Parliamo di quello che quarant’anni fa esatti Pasolini aveva disperatamente raccontato nel suo Salò, destinato a precedere di poco la sua personale uscita di scena, la notte tra l’uno e il due novembre 1975.
Nei primi anni ’60 l’autore ancora coltivava l’illusione di una riconciliazione tra l’irrazionale e il razionale, magari all’interno di un marxismo ‘eterodosso’: “I marxisti confondono l’irrazionale con l’irrazionale ‘storico’ quello del Decadentismo”… E si impegnava a riscoprire , traducendo l’Orestea di Eschilo, una possibile trasformazione delle Erinni, “forze scatenate arcaiche, istintive della natura, dee immortali. Non le si può eliminare né uccidere. Esse devono trasformarsi lasciando intatta la loro irrazionalità sostanziale”. Convinzione a cui poi farà seguire la cosiddetta ‘Trilogia della vita’.

Intanto però il consumismo avanzava come le lucciole sparivano. E nell’estate del ’75, appunto sempre esattamente quarant’anni fa, disputando a tavola con Moravia che lo attaccava per il suo “Io sono contro l’aborto” apparso nel gennaio precedente sul Corriere, bene emergeva cosa intendesse per ‘razionalità’ il poeta che pure non nascondeva la sua omosessualità: “Che significa questa legge che vuole affrancare il coito eterosessuale da ogni principio di precauzione? Se non semplicemente l’introduzione dell’ ingiunzione sessantottarda a ‘godere senza limiti’ cioè ad asservire la sessualità al consumo, desacralizzando la vita in nome di quel vangelo all’incontrario venerato dalla società edonista , nuova versione del fascismo”?

La legge sull’aborto è filata liscia come l’olio alla grande e nelle migliori famiglie si infilano in tasca i contraccettivi ai figli a dodici anni. Però tra noi e i nostri stati d’animo o sentimenti, finalmente, non c’è più nessun filtro. La nevrosi di freudiana memoria è sconfitta. Si hanno alti profitti intellettuali nelle migliori università e si può asservirsi alle richieste di distruzione di innocenti se venga motivato con l’argomento più scontato in ogni fiction televisiva che si rispetti: l’amore. O quanto si definisce convenzionalmente tale.
L’amore ‘con la firma’, come nel recente caso milanese, è il trionfo di quanto Pasolini poteva solo fantasticare nel suo Salò, là dove la ‘trasgressione’ era puramente cinematografica: il segno dell’alienazione e dello spossessamento radicale del sé. In linea con quanto denunciato in Salò, non esiste più a questo livello alcun erotismo, ma un laboratorio di perversione gerarchizzato e ritualizzato dove le vittime sono totalmente sottomesse al desiderio dei padroni.

Poco importa, anzi molto importa, che tutto accada appunto non nell’epoca dell’aborrito decadimento fascista, ma in quella della tanto declamata ‘libertà’. Libertà in particolare dal ‘conflitto’ che tanto generava repulsione negli anni delle ‘contestazioni’, delle occupazioni e del 18 politico in Università, inteso ovviamente come stigma di classe, e che, però, aveva il pregio di interiorizzare, rispettando l’universo edipico, quelle Erinni, ovvero il dionisiaco che oggi, vinto ogni ‘complesso’, esplode direttamente nell’azione, nella possibilità di operare sulla realtà per ‘forzarla’ al desiderio.

Viene da chiedersi, guardando a quanto ci hanno riportato i giornali, se ciò che è potuto accadere – tra incisioni di iniziali sulla carne e lanci di acidi muriatici – non sia la cristallizzazione di tanti nostri ragionamenti e presupposti dati per acquisiti come ciò su cui si fondano i bei valori occidentali ai quali, naturalmente, restiamo gelosamente attaccati.

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12 Commenti

  1. Toni scrive:

    “Che significa questa legge che vuole affrancare il coito eterosessuale da ogni principio di precauzione? Se non semplicemente l’introduzione dell’ ingiunzione sessantottarda a ‘godere senza limiti’ cioè ad asservire la sessualità al consumo, desacralizzando la vita in nome di quel vangelo all’incontrario venerato dalla società edonista , nuova versione del fascismo”?

    Ciao Filomena

    • Raider scrive:

      L’omaggio più alto a Pasolini lo ha reso, forse, non uno dei suoi amici di letteratura, cinema e spettacolo, prontissimi a scaricarlo quanto P.P.P. trasgrediva le sacre leggi della borghesia progressista e l’unanimismo che, sui temi che oggi diremmo etici (e si rileggano le parole, decisamente dure, impietose che Pasolini scrisse all’indomani del suicidio in giovanissima età del poeta Eros Alesi), valeva nei salotti come neppure nelle sezioni del Partito Comunista, ma dal cattolico e “reazionario” Rodolfo Quadrelli: “Dogmatico come tutti gli innocenti e i peccatori non ipocriti.” Perché l’egemonia culturale della Sinistra vale anche a Sinistra: e censurava anche Pasolini, quando sgarrava. Siccome anche lui aveva visto cosa sarebbe accaduto al sesso e all’amore ai tempi dell'”acido”, in tutti i sensi; mentre tanti non vogliono accorgersene neppure ora.

    • Filomena.... scrive:

      “….Perché si possa restaurare l’indissolubilità matrimoniale, è necessario che prima si restauri in innumerevoli anime il desiderio di serietà, di austerità, di mortificazione…..” Anche…no!
      Fonte: Avvenire, 22 dicembre 2014
      Ciao Toni

      • Toni scrive:

        “Perché si possa restaurare l’indissolubilità matrimoniale, è necessario che prima si restauri in innumerevoli anime il desiderio di serietà, di austerità, di mortificazione. Sì, e qualcosa di più, che si esprime in una parola dolce come un favo di miele, profumata come un giglio e che, tuttavia, esplode ai giorni d’oggi come una bomba: purezza. E, sulla scia della purezza, le sue due sorelle, non meno dolci né meno soavi, ma con un potere di detonazione ancora maggiore: verginità e onore.
        Prima di così, come sperare che il Paese revochi il divorzio?”

        Plinio Corrêa de Oliveira

        Filomena rinuncia a te stessa ci guadagni ….ciao

        PS
        In nessun modo le mie parole vogliono essere una paternale nei confronti di Filomena, ma solo un “dolce” invito.

        • filomena,,,, scrive:

          Toni chi si mortifica rinuncia a se stesso!!!! E dopo sarei io quella mortifica!!! Nemmeno io faccio a te la paternale ma ti rivolgo lo stesso invito ad uscire dalla tua cultura “mortificante”.

          • Giannino Stoppani scrive:

            “Mortificarsi”, nell’accezione meno generica del termine significa umiliarsi per meglio prendere coscienza della realtà della propria condizione di essere umano.
            Quindi chi si “mortifica” non “rinuncia” a se stesso, ma “ritrova” se stesso.
            Riprova, sarai più fortunato.

            • Filomena~~~~ scrive:

              Contento tu….continua pure ad umiliarti o mortificarti come meglio credi. Io lo chiamo masochismo, ma se vuoi lo possiamo pure chiamare Giuseppina, sempre quello è: farsi del male da soli!

              • Toni scrive:

                Vedere la propria condizione umana e “mortificarsi” nello sforzo di disciplinare la propria volontà, rendendola gradualmente capace di aderire alle esigenze del Vangelo (sai cosa è?) lo consideri masochismo?
                Lascia perdere Filomena, non trattare cose che sono fuori dalla tua portata. Tu umili te stessa e sei masochista vera. Come quell’aquila che si sente una gallina e sulla quale mi hai scritto che va bene lo stesso.

                • Filomena>>> scrive:

                  Toni io rispetto il tuo credo ma per me viene prima le esigenze delle persone e molto ma molto dopo le esigenze del Vangelo. Sarebbe corretto che anche se rispettasse la mia visione come io rispetto la tua.

                  • Giannino Stoppani scrive:

                    Aver tempo e voglia sarebbe quantomeno interessante intavolare una discussione sul perché, col suo taglia e cuci al laser, tra le varie “proposte” fatte dall’intervistato (purezza, verginità, onore) il filomeno pare abbia individuato proprio nella “mortificazione” quella improponibile sino al segno da credere che, in fondo, questa non potesse non risultare di fatto impraticabile ai più.
                    Ché forse verginità, purezza e onore son rimasti valori più o meno universalmente considerati positivi?

                  • Toni scrive:

                    Tu neghi le esigenze delle persone nel momento che non le vidi per quello che sono. Anzi peggio, chiami esigenze anche cose umilianti e denigranti per loro.
                    Poi hai dato del masochista (che significa trarre piacere dall’umiliazione) a chi sostiene che nella propria vita deve essere padrone dei propri atti.

                    Per il resto sostengo che se persone scegliessero il Vangelo il favore non lo fanno a me, ma a se stessi perché si realizzano in ciò per cui sono al mondo.

  2. Controcorrente scrive:

    Per i nostalgici del comunismo che avevano espulso il poeta dal PCI (di Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer e della libertà) per condotta immorale e indegna.

    ”Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gl’uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero ESISTENTE”.

    Questo è quello che il poeta dice a proposito dell’aborto 40 anni fa ,credo che Scalfarotto dovrebbe leggere e capire meglio quello che un grande genio del XX secolo pensava della società futura.

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