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Amministrative 2012, ballottaggi. Le partite di Parma, Genova, Palermo

maggio 19, 2012 Chiara Sirianni

Riflettori puntati su Genova, L’Aquila, Palermo, Taranto, strategiche nella definizione dei futuri assetti dei vari schieramenti politici.

Sono 118 i Comuni italiani chiamati a scegliere, tramite ballottaggio, il proprio sindaco. I comuni capoluogo coinvolti nel turno di ballottaggio sono: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Genova, Parma, Piacenza, Lucca, Frosinone, Rieti, L’Aquila, Isernia, Taranto, Trani, Palermo, Trapani e Agrigento. Riflettori puntati su alcune città, strategiche nella definizione dei futuri assetti dei vari schieramenti politici.

Genova
Marco Doria è il candidato del centrosinistra, uscito vincitore al primo turno con il 48,3%. Gode dell’appoggio, fra gli altri, di don Gallo, che si è speso per lui in campagna elettorale. Professore di economia, sostenuto da Nichi Vendola, ha la vittoria in pugno. Il candidato del Terzo Polo è Enrico Musso, ma non può contare sui voti del Pdl. I voti chiave sono quelli del candidato giunto terzo, Paolo Putti (Movimento Cinque Stelle, 14% al primo turno). Di certo non vince il Pd, sonoramente sconfitto alle primarie. Come aveva riassunto un laconico Enrico Letta, vicesegretario del Pd: «Accade che si perda a Genova se 1) ci si divide; 2) si sottovaluta il giudizio dei genovesi sul governo della città».

Parma
È una delle partite più attese, perché sarà il banco di prova del Movimento Cinque Stelle. Beppe Grillo ha infatti ribattezzato il capoluogo come “la Stalingrado del M5S”. Il suo candidato, Federico Pizzarotti, si è precipitato a rassicurare la città: «Ma quale Stalingrado». Ad ogni modo, i sondaggi prospettano un testa a testa tra il trentanovenne grillino, corteggiatissimo dalla Cnn e dai cronisti di Le Monde e del New York Times, e Vincenzo Bernazzoli. Il candidato del Pd (già presidente della Provincia) ha ottenuto il 39,2% dei voti, al primo turno, contro i 19,9% di Pizzarotti. Decisivi saranno i voti degli indecisi, e soprattutto quelli del Pdl: sono in molti ad aver adombrato un voto per dispetto. Paradossalmente, una frangia di Fli ha dichiarato il suo sostegno a Vincenzo Bernazzoli. Esattamente come i comunisti italiani di Diliberto.

L’Aquila
Doveva essere la nuova Genova, invece il candidato di Sel, contro ogni previsione, è uscito sconfitto dalle primarie. il sindaco uscente, Massimo Cialente (40,7% al primo turno) gode del sostegno di Pd, Sel e Federazione della Sinistra. Il suo sfidante, Giorgio De Matteis, sostenuto da Udc, Fli, Mpa e una serie di liste civiche, ha ottenuto il 29,69% al primo turno. L’Api sta con Cialente. Decisivi saranno i voti del Pdl (il candidato, Properzi, al primo turno ha ottenuto l’8,2%).

Palermo
La battaglia è tutta in mano all’Idv. Dopo il caos primarie, che ha visto perdere il candidato scelto dai vertici del Pd (Rita Borsellino ) il vincitore è stato Fabrizio Ferrandelli. A quel punto Leoluca Orlando, già tre volte sindaco del capoluogo siciliano (che aveva sostenuto la Borsellino, e negato ogni intenzione alla candidatura) ha deciso di scendere in campo (per la quinta volta) con l’Italia dei Valori. Stacca il suo ex delfino Ferrandelli (Pd e liste civiche, vicino a Raffaele Lombardo) di trenta punti percentuali (47,42% al primo turno, contro il 17,4% del secondo).

Taranto
Il sindaco uscente, Ippazio Stefàno (Sel) parte in vantaggio. Al primo turno ha totalizzato il 49,8%. unico interlocutore sarà Mario Cito, candidato de La Destra. La città aveva destato attenzione già ai tempi delle primarie: una volta tanto, Vendola e Bersani si erano accordati. Tutti con Ippazio Stefàno (Sel), il sindaco uscente, comunista convinto. Tutto bene? Nemmeno per sogno. È nato un comitato per le primarie che, al grido di “fateci scegliere”, ha raccolto firme per convocarle (e permettere all’assessore regionale Michele Pelillo di gareggiare). Pelillo si è poi ritirato, probabilmente sotto pressione della segreteria generale. Così, Vendola, il politico che parlava delle primarie come «il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia», ha finito per dichiarare: «Va bene il nostro candidato. A Taranto le primarie non servono». E adesso? Stefàno è ufficialmente appoggiato dall’Idv, Pd, Sel e Api. Una bizzarra coalizione, a cui si aggiunge anche l’Udc.

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