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Mogli di lungo corso: malate o realizzate?

ottobre 25, 2014 Marcella Manghi

Pare che depressione, stress e insonnia colpiscano soprattutto le donne che si ritrovano all’improvviso con i mariti a casa dal lavoro per raggiunti limiti di età.

Le consorti – casalinghe o lavoratrici di lungo corso che siano – sono avvisate: i mariti pensionati fanno ammalare le mogli. Pare infatti che depressione, stress e insonnia colpiscano soprattutto le donne che si ritrovano all’improvviso con i mariti a casa dal lavoro per raggiunti limiti di età. Prese di mira alla stregua del pallino nel gioco delle bocce. Certo: tra avercelo fuori dalle 9 del mattino alle 7 di sera e ritrovarselo a bighellonare accanto al focolare dalle 7 di mattina alle 9 di sera, c’è una gran bella differenza. Ma andiamo a vederci dentro un po’ meglio.

Lo scenario deprimente sarebbe il frutto innanzitutto dell’eccessiva pressione che il marito pensionato eserciterebbe sulla compagna.
Ecco allora che già mi vedo tra 20 anni a fronteggiare una lista di domande da mettere alla prova un impiegato allo sportello dell’INPS. Alle 9.30 mi chiede cosa c’è per pranzo; alle 11 com’è che son stata fuori ben un’ora e venti per comperare due bocconcini dal panettiere all’angolo e un Aulin alla farmacia di sotto; alle 12.30 come mai ho deciso di variare le pietanze per pranzo, ecc…
E io – che d’altro canto non avrò più figli per casa su cui convogliare il mio spirito lamentoso (del tipo: questa-casa-non-è un-albergo!) probabilmente mi sfogherò su colui che mi troverò a portata di mano. Le solite sceneggiate insomma, senza peraltro nemmeno far lo sforzo di cambiar copione: questa-casa-non-è-un-ristorante!
Nel giro di pochi anni, senza volerlo, ci si trova a condividere un soggiorno intriso di soffritto e insofferenza. Imbevuto di quel fiato sul collo pronto a scaldare sui reumatismi, di quell’appiccicaticcio da fidanzati che nemmeno una colla da dentiera…
O forse, anche no. A pensarci bene, potrà anche verificarsi l’opposto: che un giorno lui si ritirerà nella sua caverna e io là fuori a rodermi sul perché diamine, ora che potrebbe, non sta un po’ di più con me. La storia insomma per tante donne è sempre quella: o ce n’è troppo, o troppo poco. Sì, proprio come ora, quando lui lavora tutto il giorno in giro: se una sera ci rincasa coi fiori, ha speso troppo, ma se non ce li porta è un tirchio. Se dall’ufficio non chiama, è un insensibile; se invece chiama dodici volte in un pomeriggio, ci scappa un Cosa-fai-mi-controlli?

Ora: posto che in molti casi per l’uomo continuare a lavorare anche in là con gli anni è la via più auspicabile – il problema in seno alla relazione di coppia non mi pare sia in fondo il troppo, né il troppo poco tempo da dover spendere insieme. Il marito dentro o fuori le mura di quella casa, ormai riscattata al mutuo trentennale, è solo una parte della storia. Sospetto che l’altro aspetto critico stia nella difficoltà delle donne – dopo 40 anni di onorato servizio a titolo di regine della casa – a non volersi arrendere all’idea che il loro compimento, come mogli, da un certo momento avvenga in una forma diversa da come era stata fin allora.
Dal canto mio, sebbene ancora “giovane”, capisco che arrendersi a una realizzazione così difforme dalla nostra aspettativa è più dura che capitolare alla presbiopia. Ma un giorno mi auguro di riuscire a vedere nella vicinanza forzata con il mio robusto lavoratore un’opportunità piuttosto che un limite; a percepire insomma in lui una persona per me tanto misteriosa e ancora così da scoprire, che per farlo fin in fondo ci vorrebbe un’altra vita davanti.

Se avrò questa grazia, potrò ancora sperare.
Sì, perché se Dio vorrà, un giorno, i Settanta saranno i nuovi Quaranta.

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5 Commenti

  1. donata says:

    Un’opportunità, è proprio così.
    All’inizio,può essere difficile,ma poi si è insieme ,ci si aiuta , ci si confronta , si litiga anche un po’ ma si ride anche tanto
    Da quando il mio robusto lavoratore è a casa mi sento contenta e quando lui non c’è , perché ha i suoi impegni anche lui, devo trattenermi dal chiamarlo per dirgli:
    Allora torni o no a casa?

  2. Filomena says:

    Questi sono sostanzialmente i problemi delle nostre mamme o delle nostre nonne. Le quarantenni di oggi lavorano al pari dei loro mariti e auspicherebbero che raggiunta per entrambi la pensione si possa finalmente essere prima di tutto in salute e poi godere finalmente del tempo libero insieme magari potendoselo permettere con qualche bel viaggio che il lavoro e gli impegni famigliari non hanno permesso di fare.

    • Giannino Stoppani says:

      Eh, eh, eh!
      Poi dicono che sono i cristiani quelli creduloni.
      I quarantenni di oggi andranno in pensione con la contributiva e ad una età anagrafica tale che l’unico bel viaggio che si potranno permettere sarà quello verso cimitero.

      • Filomena says:

        Guarda che il primo a non rendersi conto della situazione che descrivi e che per i trentenni più che per la totalità dei quarantenni è purtroppo vera, è l’autore dell’articolo che propone una situazione che valeva per il passato. Io ho solo risposto a tono ad una situazione che forse oggi potrebbe valere per le casalinghe carampane, tanto per usare un termine a te caro.

        • Giannino Stoppani says:

          Eh, eh, eh!
          L’autrice (e non autore, ma da te, questo tipo di confusione, me lo aspetto) dell’articolo non “propone” proprio un accidente di niente, ma cerca di descrivere una situazione, senza curarsi affatto se sia maggioritaria o auspicabile.
          Tu, in realtà, hai risposto a bischero sciolto a roba che ti sei solo immaginato calandoti nel truce personaggio della carampana ex femminista ex sessantottina che vede il babau del padre padrone anche nei bigliettini dei baci perugina.

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