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Altro che Gheddafi, è Sacha Baron Coen il vero dittatore

giugno 14, 2012 Paola D'Antuono

Cattivissimo, politicamente scorretto e dannatamente reale. È Il dittatore di Larry Charles, in arrivo il 15 giugno nei cinema italiani, con Sacha Baron Coen protagonista assoluto della pellicola. Dopo il kazako Borat e il suo viaggio alla scoperta dei “bizzarri” usi e costumi degli Stati Uniti, dopo il giornalista Bruno, gay e amante della moda, questa […]

Cattivissimo, politicamente scorretto e dannatamente reale. È Il dittatore di Larry Charles, in arrivo il 15 giugno nei cinema italiani, con Sacha Baron Coen protagonista assoluto della pellicola. Dopo il kazako Borat e il suo viaggio alla scoperta dei “bizzarri” usi e costumi degli Stati Uniti, dopo il giornalista Bruno, gay e amante della moda, questa volta tocca all’Ammiraglio Generale Haffaz Aladeen monopolizzare la scena. E, come i precedenti personaggi di Coen, il dittatore dello stato nord africano di Wadiya assomiglia ad alcune figure del panorama mondiale tristemente note, di cui si prende beffa per tutto il film. Aladeen, tremendamente simile a Saddam Hussein e Gheddafi, è un uomo che odia la democrazia e taglia teste per futili motivi, governa sul suo popolo come un “adorabile tiranno” che primeggia in tutto, persino nelle gare di atletica che vince perché elimina fisicamente gli altri atleti. Il suo orgoglio è un’uniforme militare infarcita di medaglie, che sfoggia in ogni occasione e che campeggia nelle sue gigantografie appese ovunque. Solo un’esperienza americana riuscirà a cambiare per sempre la sua vita e le sue convinzioni.

In Usa il film ha sbancato il botteghino: non è difficile crederlo, perché per un’ora e mezzo Il dittatore ne ha per tutti: governo, star della tv, divi del cinema (povero George Clooney!) e gente comune. Sacha Baron Coen abbandona gli splendidi panni indossati in Hugo Cabret e utilizza le sue doti recitative per sferrare colpi contro la società contemporanea senza risparmiare nessuno, in primis il nostro ex premier Silvio Berlusconi (anche se il suo nome non è mai pronunciato). Colmo di parolacce, di riferimenti sessuali espliciti, di una volgarità a tratti esasperante, è magistralmente interpretato anche dai divertenti coprotagonisti (Ben Kingsley e Anna Faris, su tutti), ma ha dei limiti evidenti che potrebbero deludere fortemente il pubblico italiano. Gli sketch, la storia, la caratterizzazione del personaggio principale ricordano da vicino i precedenti film e alcune battute riservate alla società americana sono troppo lontane dalla nostra cultura per poterle apprezzare in pieno. La delusione più grande sta poi nel mancato effetto sorpresa: gli spettatori che hanno già visto i trailer online potrebbero rimanere fortemente delusi dalla visione del film e scoprire che le scene già viste nei pochi minuti sbirciati su YouTube sono in realtà le più belle e significative del film. I fan della comicità sboccata non resteranno deluso, tutti gli altri potrebbero uscire di sala con la convinzione di non spendere mai più 8 euro per un film ideato da Sacha Baron Coen.

 

Vale il prezzo del biglietto? No, meglio vederlo a casa
Chi lo amerà? Gli amanti della comicità pecoreccia
A chi non piacerà? A chi crede che si possa fare satira politica senza scadere nel trash

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