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All’università di Padova si parla del “doppio libretto” per studenti transgender

marzo 8, 2013 Benedetta Frigerio

Durante l’inaugurazione dell’anno accademico, una studentessa dell’Udu ha parlato a nome del Senato di “quote rosa” e di “diritti di genere”, attaccando le università private.

«Un importante traguardo per il nostro ateneo sarebbe il riconoscimento del diritto degli studenti che stanno cambiando sesso ad essere chiamati con il nome che sentono proprio». Ha parlato così, a nome di tutti gli studenti, in un discorso ufficiale scritto per l’inaugurazione del 791esimo anno accademico dell’Università di Padova (nella foto,un’immagine tratta dal sito), Chiara de Notaris, del corso di laurea triennale di Scienze Naturali, membro del senato accademico, eletta con l’Udu, sindacato studentesco di sinistra. A parlarne due giorni fa era stato il quotidiano online la Nuova Bussola quotidiana, che aveva riportato una cronaca della vicenda. Di seguito alcuni stralci del discorso.

IL DISCORSO.  «Studentesse e studenti, Magnifico Rettore, autorità, signore e signori, a un anno dall’entrata in vigore del nuovo Statuto dell’Università degli Studi di Padova, mi sia concesso di soffermarmi qualche istante sul mio ruolo qui, all’interno di questa cerimonia a cui sono onorata di prendere parte (…). Se però analizziamo i dati relativi alla presenza delle donne oggi all’interno del mondo accademico, ci troviamo di fronte a una situazione disarmante: il nostro ruolo all’interno dell’università, come in molte altre istituzioni, rimane spesso subordinato, invisibile». La ragazza ha sottolineato che «nel nostro Senato Accademico e nel nostro Consiglio d’Amministrazione, su 38 componenti totali, solo 8 sono donne, poco più del 20 per cento» e che per «questo si rivela necessario intervenire a diversi livelli, a partire dalla programmazione, dall’organizzazione, dalla scelta dei meccanismi di valutazione e del reclutamento, per individuare nuove misure di inclusione». Poi l’attacco alle università private: «Noi ribadiamo con fermezza che l’università può e deve essere soltanto pubblica, libera ed egualitaria».
Infine, la volontà di introdurre l’ideologia gender nell’ateneo e di liberare l’università «anche da discriminazioni di ogni tipo, che siano etniche, sociali o di genere. A questo proposito, un importante traguardo per il nostro Ateneo sarebbe il riconoscimento del diritto degli studenti che stanno cambiando sesso ad essere chiamati con il nome che sentono proprio. Questo è già possibile altrove, come a Torino, grazie all’introduzione di un doppio libretto per gli studenti transgender. Auspichiamo che un simile percorso sia praticabile anche qui a Padova».

PRESA DI DISTANZA. Alla fine del discorso, racconta a tempi.it una studentessa presente, «alcuni professori hanno applaudito, altri erano imbarazzati. Il problema è che la ragazza ha detto di parlare a nome di tutto il senato accademico. Spero davvero che questioni tanto marginali non siano messi al centro dell’agenda del Senato per tramutarsi in realtà». A prendere le distanza dalla studentessa è Andrea Benato, di Azione Universitaria, che dichiara a tempi.it: «Noi non ci sentiamo rappresentati. Siamo contrari a questa visione e stiamo preparando un documento che manifesti la nostra contrarietà alle proposte avanzate dall’Udu, organo vicino alla Cgil e al Pd. Purtroppo le spinte progressite aumentano, come dimostra la lezione tenuta di recente dall’allora onorevole Anna Paola Concia durante una lezione di diritto costituzionale, ma noi non possiamo non dirci contrari a un’ideologia che minaccia tutti gli uomini».
Anche Ateneo Studenti ha preso le distanze con una nota inviata al rettore dell’Università e alla stampa. Si legge: «La lista Ateneo Studenti si dissocia dai seguenti punti citati al discorso di Inaugurazione del 791esimo Anno Accademico dell’Università degli studi di Padova: 1. sul tema degli studenti transgender e sulla possibilità per loro di poter usufruire di un doppio libretto universitario. 2. Sulla necessità di misure particolari per introdurre “quote rosa” nell’Ateneo patavino. Inoltre ci preme precisare che l’Università pubblica può essere sia statale che non statale».

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