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Alleanze di tutti i colori: le piroette dei partiti in vista delle amministrative

aprile 2, 2012 Chiara Sirianni

In vista delle elezioni amministrative del prossimo 6 maggio, capita che la Lega Nord si allei con la Destra di Storace (Cantù), mentre Fli si scopre sulla stessa linea di Diliberto (Parma). Rutelli appoggia il candidato leghista (Verona) mentre a Taranto c’è un sindaco di sinistra che gode dell’appoggio dell’Idv. E anche dell’Udc.

Si sa, da sempre, le amministrative fanno storia a sé. Anche le prossime non sfuggono alla regola e da nord a sud sono tante le città in cui i partiti si sono organizzati in modo fantasioso, in alleanze che vanno dall’Idv a Fli passando per il Pd e l’Udc. In mezzo, le liste civiche locali. 

A Parma, ad esempio, una frangia di Fli ha dichiarato il suo sostegno al candidato sindaco del Pd, Vincenzo Bernazzoli. Esattamente come i comunisti italiani di Diliberto. 

A Verona Flavio Tosi è sostenuto dall’Api di Francesco Rutelli, che si è smarcata da Pier Ferdinando Casini. Sarà una lista civica a fiancheggiare il sindaco leghista, senza le insegne di Api, ma dal titolo “Alleanza per Verona”. Rutelli ha difeso la sua scelta così: «Tosi ha fatto bene. E quando ha ricevuto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha fatto con tutte le insegne repubblicane». E nel resto del paese? «Avremo liste in oltre cinquanta comuni con il simbolo dell’Api, e liste nostre in molte liste civiche in tutta Italia», ha spiegato il leader del partito. L’Api si presenterà «in netta prevalenza con il centrosinistra», ma, in ogni caso, seguirà «un’impostazione civica». È il caso dell’Aquila, in cui l’Api sta con il sindaco uscente Massimo Cialente (Pd), che ha vinto le primarie del centrosinistra.  

Taranto aveva destato attenzione già ai tempi delle primarie: una volta tanto, Vendola e Bersani si erano accordati. Tutti con Ippazio Stefàno (Sel), il sindaco uscente, comunista convinto. Tutto bene? Nemmeno per sogno. È nato un comitato per le primarie che, al grido di “fateci scegliere”, ha raccolto firme per convocarle (e permettere all’assessore regionale Michele Pelillo di gareggiare). Pelillo si è poi ritirato, probabilmente sotto pressione della segreteria generale. Così, Vendola, il politico che parlava delle primarie come «il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia», ha finito per dichiarare: «Va bene il nostro candidato. A Taranto le primarie non servono». E adesso? Stefàno è ufficialmente appoggiato dall’Idv, Pd, Sel e Api. Una bizzarra coalizione, a cui si aggiunge anche l’Udc. 

A Spoltore, comune in provincia di Pescara, la situazione è ancora più confusa: a sostegno di Luciano Di Lorito (Idv) si stringono il Pd e due terzi del Terzo polo, ovvero Fli e Udc. L’Api, invece, passa col Pdl e sostiene la candidatura di Marina Febo. Sel si unisce ai Verdi e a Rifondazione, dato che «a Spoltore per la prima volta nella storia non ci sarà una coalizione di centrosinistra, frutto di una scellerata decisione da parte di Pd e Idv che preferiscono l’alleanza con Fli e Udc». Anche il Pdl critica la coalizione allargata che vede Fli e Pd a braccetto: «C’è qualcosa che non quadra, perché o era finta l’opposizione precedentemente fatta o è finto l’accordo pre-elettorale attuale».

La Lega, come annunciato, corre da sola. Ma non disdegna di allearsi con la destra estrema, come a Cantù, provincia dell’ex ministro Giulio Tremonti. Lì il candidato leghista, Nicola Molteni, avvocato, 36 anni, già deputato della Lega Nord, ha stretto alleanza con la Destra di Storace. Con buona pace di Umberto Bossi, che non più di un mese fa aveva accusato Tosi di aver «tirato nella Lega un sacco di fascisti». 

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