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Alla fine la Messa al cantiere di Chiomonte non si farà. Lettera a Bagnasco

dicembre 4, 2012 Marco Margrita

La funzione al cantiere dove lavorano gli operai dell’alta velocità in val di Susa non si farà. Un deputato del Pd scrive al presidente della Cei: «La Diocesi di Susa ha negato la presenza di un sacerdote presso il cantiere»

Contrariamente a quanto era previsto. La Santa Messa al cantiere di Chiomonte, alla fine, non si è tenuta. La presa di posizione finale è giunta dal vescovo di Susa Alfonso Badini Confalonieri, che ha negato l’autorizzazione alla celebrazione della Messa al sacerdote ravennate che aveva dato la propria disponibilità.

“Non è opportuno – ha detto in sintesi il vescovo – celebrare una Messa all’interno del cantiere. Anche se a farlo è un prete che viene da fuori”. Secondo il vescovo “la Chiesa è al di sopra della Tav e non vuol farsi tirare in questa storia – ha detto come in altre occasioni -. E’ al di sopra della Tav, non vuole che si continui a litigare e fare violenze. Sarebbe molto più facile prendere posizione per gli uni o per gli altri – ha aggiunto – seguire il vento, ma questo non è il compito della Chiesa, che invece deve fare ciò che è giusto. La Chiesa non entra nelle polemiche e questo non è certo segno di debolezza o di paura”.
Pare che  il vescovo si sia concesso anche un rimprovero nei confronti di “quelli del cantiere” che “avrebbero dovuto essere più delicati, sensibili e meno prepotenti e invece si è montata una polemica su una cosa piccolissima e poi si finisce per attaccare la Chiesa che invece sta solo cercando di fare ciò che ritiene giusto”.

Una posizione di buonsenso, ma che certo non disarma i contendenti. I cattolici interni al movimento No Tav la leggono come un passo nel loro senso, anche se poco più di un anno fa, quando non gli fu concessa la Cattedrale per una preghiera, accusarono di “cesaropapismo” il vescovo.
Ltf, sul fronte opposto, non nasconde la delusione: “Dobbiamo dedurre che gli operai della Tav sono dei lebbrosi? – sostengono i responsabili della società -. Visto che in questi anni numerosi sacerdoti hanno detto Messe nei campi No Tav e benedetto piloni votivi senza che l’alto clero avesse nulla da obiettare”.
Delusione anche sul fronte della politica. “Avrei preferito un’altra motivazione – ha dichiarato il sindaco di Sant’Antonino di Susa, Antonio Ferrentino – non bisogna dare la sensazione di criminalizzare quel cantiere e considerarlo diverso dagli altri”. Il parlamentare del Partito Democratico, Stefano Esposito giunge a scrivere una lettera al presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. “Gli operai e i tecnici impegnati nel cantiere di Chiomonte – si legge nel messaggio – hanno espresso, nelle settimane scorse, il desiderio di celebrare la ricorrenza di Santa Barbara con una Messa presso il loro luogo di lavoro, come peraltro  tradizionalmente avviene ed è avvenuto in molte città italiane interessate dalla realizzazione di strade, autostrade e ferrovie. Nonostante questa tradizione, la richiesta è stata respinta con motivazioni, a mio avviso, non convincenti. Infatti, la Diocesi di Susa ha negato la presenza di un sacerdote presso il cantiere e ha negato l’autorizzazione ad un prete proveniente da un’altra Diocesi di celebrare la Messa. Il Vescovo ha motivato il diniego dichiarando che, se i lavoratori volevano celebrare la funzione religiosa, potevano recarsi alla Chiesa più vicina. Questa scelta è quantomeno singolare, viste le tante altre occasioni in cui uguale richiesta è stata accolta. Peraltro nessuno ha chiesto alla Diocesi di Susa di schierarsi a favore della realizzazione dell’opera, ma semplicemente di celebrare una funzione eucaristica”.
Scrivendo, “nell’assoluto rispetto dell’autonomia della Chiesa e senza alcuna richiesta di intervento sanzionatorio”, Stefano Esposito comunica che, a suo avviso, “la scelta fatta dalla Chiesa valsusina rischia di apparire come un cedimento al clima di grave intimidazione che pochi gruppi hanno instaurato in quel territorio e possa essere interpretato, purtroppo, come un segnale che non aiuterà i tanti cittadini, sindaci e amministratori, che in questi anni, nonostante le minacce ricevute, hanno continuato a lavorare e difendere la legalità. Da oggi possono sentirsi un pochino più soli”.
Ciò che è certa è la difficoltà di leggere “i segni dei tempi”, con tutta questa confusione sotto il cielo.

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