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Alitalia, oggi l’assemblea degli azionisti. Ma l’accordo con Etihad resta ancora in bilico

luglio 25, 2014 Chiara Rizzo

La compagnia aerea degli Emirati Arabi avrebbe lanciato un ultimatum: «Entro lunedì 28 luglio si chiuda». L’ad di Alitalia Del Torchio smentisce

Di fronte a svariate incognite ancora tutte da chiarire in Italia, l’amministratore delegato di Etihad James Hogan oggi avrebbe dato un ultimatum per la chiusura dell’accordo con Alitalia: per chiudere c’è tempo sino a lunedì 28 luglio. La notizia è stata diffusa da tutti i principali quotidiani italiani, ma poco dopo l’ad di Alitalia Gabriele Del Torchio, che si prepara proprio stamattina ad una delicata assemblea degli azionisti, ha smentito che ci siano stati ultimatum. Di certo restano ancora da risolvere le divisioni sindacali, il referendum tra i lavoratori, il fatto che Poste Italiane, che fino a qualche mese fa appariva come il principale azionista, non sia più affatto sicura di partecipare.

I DUBBI DEGLI INVESTITORI. Quest’ultimo è un problema che si è aperto dopo il cambio al vertice di Poste. Con il governo Letta e la precedente dirigenza di Massimo Sarni, Poste aveva deciso di investire nella “nuova” Alitalia 75 milioni di euro, corrispondenti a circa il 19,5 oer cento del capitale, che nella situazione attuale la renderebbero il principale socio. Ma con la nomina di Francesco Caio a nuovo ad della società, il piano strategico è cambiato e si è saldato tutto al vero significato di quell’aggettivo posto accanto ad Alitalia: “nuova”. Poste italiane infatti ha comunicato di voler seguire «un forte orientamento al futuro» anche in vista della quotazione in borsa, e dunque di voler attendere di capire come andranno le cose in Alitalia. In parole povere, aspetta di vedere se la compagnia aerea viene ripulita da tutte le logiche da “carrozzone” che l’hanno contraddistinta in questi anni, portandola sull’orlo del fallimento: solo se si va verso questa “nuova” visione (che infondo è quella che chiede pure Etihad) Poste ci starebbe, solo puntando sulla “newco”.

ASSEMBLEA AZIONISTI ALITALIA. Dopo vari tentativi del governo di arrivare ad una soluzione, ieri si è tenuto un lunghissimo cda di Alitalia, durato oltre 7 ore, in cui la compagnia ha preparato un articolato, che sarà presentato all’assemblea degli azionisti oggi: si dovrà varare un aumento di capitale, a fronte di un saldo di bilancio 2013 negativo di circa -569 milioni di euro. Il cda rispetto al problema Poste, avrebbe pensato di proporre un impegno finanziario solo sulla newco.

IL NODO SINDACATI. Uno dei paletti posti subito da Etihad per l’accordo è stato quello di tagli per i costi del personale, che comportava 2.251 esuberi. Dopo un lunghissimo round di tavoli congiunti azienda-sindacati-governo (con i ministri dei Trasporti Lupi e del Lavoro Poletti) si è arrivati ad un accordo, per una riduzione degli esuberi a 1.635, e il ricollocamento per 681 persone. Ma Etihad aveva chiesto anche un taglio dei costi di lavoro: per tanto, chiusi i tavoli, sono ricominciate le nuove consultazioni con i sindacati per trovare un accordo per giungere al taglio necessario di 31 milioni di euro nei prossimi cinque mesi. L’accordo trovato prevede una riduzione progressiva degli stipendi superiori ai 20mila euro annui: i tagli vanno da un minimo di 85 euro al mese ad un massimo di 1.300 euro al mese (per i comandanti più anziani e i dirigenti). In media, hostess e steward terrebbero il lavoro con una riduzione in busta paga di 300 euro. Tale accordo è stato firmato da Filt-Cgil, Fit-Cisl e Ugl, ma non da Uil.

REFERENDUM. Le prime tre sigle hanno convocato poi una consultazione dei lavoratori Alitalia, iniziato il pomeriggio di mercoledì e che si è concluso stamattina alle 8, spiegando che «A questo punto è indispensabile fare chiarezza e l’unico modo per farlo, prima dell’assemblea dei soci del 25 luglio, è fare esprimere attraverso un referendum tutti i lavoratori del gruppo Alitalia». Poi sono partite le accuse: «La Uil gioca al fallimento». Uil dal canto suo non ha aderito nemmeno al referendum disertandolo per protesta, e ne ha indetto un altro a partire dal 28 luglio e sino a venerdì 1 agosto.

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