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Alfano lascia, Nitto Palma è il nuovo ministro della Giustizia

luglio 27, 2011 Redazione

Angelino Alfano ha lasciato il suo incarico per ricoprire il ruolo di segretario di partito del Pdl. Al suo posto il presidente della Repubblica, su proposta del governo, ha nominato l’ex magistrato Francesco Nitto Palma

Francesco Nitto Palma è il nuovo ministro della Giustizia. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, dopo un colloquio con il premier Silvio Berlusconi, ha firmato il decreto per l’avvicendamento alla guida del ministero di via Arenula, dopo che in giornata c’era stata la formalizzazione delle dimissioni dall’incarico di governo da parte di Angelino Alfano, neo segretario politico del Pdl. Anna Maria Bernini è stata nominata nuovo ministro delle Politiche comunitarie.

Il Pdl nel frattempo ha reso nota la lettera con cui Alfano ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico nel governo, ritenuto non sovrapponibile a quello di guida del partito. «Carissimo Presidente – si legge nella lettera -, a ragione dell’incarico di segretario politico del Pdl, di recente conferitomi, rassegno le mie dimissioni dalla carica di Ministro della Giustizia, in considerazione della specificità  e dei compiti che allo stesso sono riconosciuti dalla nostra Carta Costituzionale e che mi fanno ritenere tale funzione di Governo incompatibile con un così rilevante incarico politico».

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1 Commenti

  1. lectiones scrive:

    Il principio fondante della democrazia è la sovranità popolare, ed è un concetto apodittico. Da Aristotele a Platone, dai Costituenti, a Costantino Mortati a Duverger, ecc., tale concetto è assoluto, e non s’immagina democrazia nella quale il popolo non sia sovrano del suo potere. Fin qui non dovrebbero esserci equivoci interpretativi e possiamo credere che i principi democratici siano convintamente condivisi da tutti i cittadini timorosi e rispettosi della libertà.
    La Costituzione è la “Magna Charta libertatum” nella quale, i principi democratici, formulati filosoficamente, vengono esplicati articolo per articolo per impedire che distratti o malintenzionati se ne distolgano violandone l’autenticità.
    Insomma, per farla breve, la Costituzione agisce soltanto come promemoria scritto di un modo di essere cittadini e uomini governati da leggi uguali per tutti: è il principio dello “Stato di diritto” che garantisce ad ogni cittadino uguaglianza di diritti e uguaglianza di doveri. E non mi pare, riprendendo l’incipit, di affermare cose al di là dello scibile fin qui interpretato. Vorrei semplicemente affermare, evidenziandolo, che riferirsi alla “Charta Costituzionale” come tabù dei comportamenti socialmente illegittimi, serve a poco se i fondamentali di quella filosofia vengono ignorati nella loro quintessenza istitutiva. Diciamo che la democrazia è un “habitus mentale” che si acquisisce in anni di dedizione e di cultura.
    In termini pratici la democrazia è la coscienza dei cittadini che hanno scelto quella Costituzione per riconoscersi legittimità reciproca e diritti comuni.
    A che serve rivendicare certi doveri negletti quando la libertà dei singoli è pregiudizialmente messa in “quarantena”? Se la giustizia, amministrata in nome del popolo sovrano, non gode delle guarentigie necessarie per essere equamente distribuita, a che vale invocarne l’imperio se la legge è arbitrariamente applicata?
    È questo il “punctum dolens” della lunga diatriba che oppone, da decenni, la nostra società democratica alle bizze di questo o quella Procura che si ritiene obbligata a fare o a dire come le pare che sia meglio, in nome della legge. È sempre la stessa legge, uguale per tutti, ma che trova diverse interpretazioni secondo la latitudine nella quale viene applicata. Da questo modo raffazzonato della nostra giustizia, malamente interpretata ed applicata, deriva tutto lo sconquasso che immiserisce le istituzioni e rende problematica la democrazia nel nostro Paese.
    Principio di qualsiasi riforma dev’essere la certezza del diritto, uguale per tutti dalle Alpi al Lilibeo, certezza di un giudizio rapido per una più rapida certezza della pena per coloro che hanno offeso la libertà di tutti. Tutto il resto è questione di lana caprina, un confrontarsi di arzigogoli che lasciano marcire la situazione e con essa l’ossequio dei cittadini di buona volontà.
    Celestino Ferraro

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