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Alessandra, profumo di Monferrato

maggio 12, 1999 Massobrio Paolo

Enogastronomia politica. 17

Dove sono finite le parole “qualunquista” e “conformista” dei favolosi anni Settanta? Il primo che parlò di omologazione fu Pier Paolo Pasolini, presagendo l’addavenì della monocultura nel nostro Paese. Se è vero che un popolo è ciò che mangia: l’americanizzazione ci sta invadendo, dalla tavola al cervello. Ti entra nelle ossa, l’omologazione, fin nelle cellule nascoste, tanto che La Stampa può a buon diritto titolare “Falce, martello e McDonald’s”. “Quando il nostro guardasigilli (tutto comunista) – scrive Vincenzo Cerami sceneggiatore de “La Vita è bella” – afferma che sono meglio i film con Edwige Fenech di quelli di Fellini (e quindi è meglio la Tamaro di Proust e la mortadella del caviale) si esplica concretamente la comune identità culturale tra alto quadro della Sinistra e coatto piccolo-borghese di periferia. Il nostro Ministro forse conosce a memoria il Capitale, ma di fatto è preda della sua sottocultura”. Si combatte ideologicamente e con accanimento ogni tendenza alla diseguaglianza. Anche a tavola. Sempre la Stampa parla di rischi di meningite con i cibi transgenetici (ma chi li controllerà nella distrazione alimentare in cui viviamo?), e il virus Chernobyl rischia di annientare il mondo dei software. Non c’è qualcosa di diabolico in tutto questa sete di annientamento fisico e culturale? La lotta si fa sempre più serrata, forte dei sentimenti nazionalpopolari che vogliono gli esseri con i sentimenti rattrappiti. Erano simpatici e tanto uguali a noi, i capelloni della nostra gioventù: ma che fine han fatto, cortigiani di questa cultura totalizzante, come se non ci fosse un punto da cui partire, dentro di noi. Mi ritrovo ancora ad ascoltare i miei racconti, a vedere i quadri di Bill Congdon che trovavano corrispondenza in quei colori della terra della Bassa Milanese, così piatta e così rorida di grida. Testori che si commuoveva della brezza della sera, come di un ordine universale che gli sfiorava la pelle, e si faceva presente con un frangente insignificante, ma dato, di un giorno qualunque. M’accorgo di me, annusando il profumo di Alessandra, un Barbera del Monferrato 1997 (Azienda Colonna di Vignale Monferrato) dai tannini dolci, aranciati, che si placa in bocca, dopo un profumo solare che sa di mandorla e racconta storie di personalità, di un unicum che all’assaggio dice: “Io sono”. E tu ? (massolon@tin.it)

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