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Aleppo ribelle sta per cadere, polemica sui corridoi umanitari

luglio 29, 2016 Rodolfo Casadei

I ribelli sparano su quanti cercano di uscire dai quartieri assediati usufruendo dell’offerta governativa di Assad

Secondo il quotidiano Daily Star di Beirut, il direttore del Syrian Observatory for Human Rights, Rami Abdel Rahman, ha confermato che i civili intrappolati nei quartieri orientali di Aleppo non possono usufruire dei corridoi umanitari che la coalizione delle forze governative e russe ha istituito per permettere alla popolazione di uscire dalla città prima dell’assalto finale ai ribelli ormai circondati, perché questi ultimi impediscono loro con le armi di percorrerli. Rami, un dissidente che vive in Inghilterra ed era stato imprigionato dal regime tre volte prima di trasferirsi in Europa e creare il più noto organismo di informazioni sulla guerra civile in Siria, ha dichiarato che «una dozzina di persone sono riuscite ad utilizzare il corridoio di Bustan al-Qasr prima che i gruppi di ribelli rafforzassero le misure di sicurezza e impedissero alle famiglie di avvicinarsi ai corridoi». La sua voce si aggiunge a quella dei media filogovernativi, che da giorni raccontano che i ribelli sparano su quanti cercano di uscire dai quartieri assediati usufruendo dell’offerta governativa.

QUATTRO CORRIDOI. I quartieri orientali sotto controllo ribelle di Aleppo sono di fatto isolati dal 17 luglio scorso, quando le forze russo-iraniano-governative hanno tagliato l’ultima linea di rifornimento degli insorti che permetteva loro di ricevere armi e viveri dalla Turchia, quella detta Castello Road. Ieri è stata annunciata la creazione di quattro corridoi di uscita dalla città sotto controllo governativo, tre riservati ai civili (si stima siano 250 mila nelle aree di Aleppo est e periferia) e uno ai combattenti che deporranno le armi. Contestualmente il capo dello Stato Bashr al-Assad ha emanato un decreto di amnistia che concede l’immunità a tutti coloro che deporranno le armi entro i prossimi tre mesi. È dal 2014 che il governo decreta amnistie ogni qual volta riconquista significative aree di territorio occupate a lungo dalla ribellione, i siriani che ne hanno già usufruito si calcolano in migliaia.

LE CRITICHE. Dentro ad Aleppo è stata paracadutata da parte russa una modesta quantità di aiuti alimentari, ma soprattutto volantini in arabo con le istruzioni per attraversare i posti di blocco militari dei corridoi. Punti di ristoro fuori dalla città sono annunciati. L’Alto Comitato per i negoziati che riunisce 34 gruppi ribelli (fra i quali gli islamisti salafati di Ahrar al-Sham e Jaish al-Islam armati e finanziati dai paesi arabi del Golfo e dalla Turchia) ha stigmatizzato l’iniziativa russo-governativa affermando che il suo scopo è quello di «alterare la composizione demografica di Aleppo e provocare un esodo forzato». Human Rights Watch e Amnesty International si sono allineati a questo genere di critiche, dichiarando che i governativi devono consentire l’accesso di aiuti umanitari all’interno dei quartieri dove civili e ribelli sono assediati.

L’ERRORE DI AMNESTY. Amnesty ha scritto in un comunicato che «l’annuncio del ministro della Difesa russo sull’istituzione di vie di fuga protette da Aleppo per i civili e i combattenti che deporranno le armi e di centri di fornitura di cibo e cure mediche all’esterno della città non potrà evitare una catastrofe umanitaria. Ciò che risulta urgentemente necessario per alleviare la sofferenza di migliaia di abitanti di Aleppo, cui restano cibo e altri generi di prima necessità per al massimo altre due settimane, è il passaggio non ostacolato di aiuti umanitari». In realtà quello che Amnesty International chiede servirebbe solo a prolungare l’assedio e la guerra in Aleppo, con altre migliaia di morti da una parte e dall’altra. La battaglia di Aleppo per i ribelli è perduta, e il buon senso vorrebbe che essi accettassero la resa che gli assedianti offrono, salvando così la propria vita e quella dei civili rimasti in quell’area.

ALEPPO. La battaglia di Aleppo è iniziata oltre quattro anni fa, la notte del 19 luglio 2012, con uno scontro armato nel quartiere di Salaheddine. Durante tutto il primo anno dell’insurrezione (2011) nella metropoli industriale siriana si erano registrate proteste di strada, ma mai combattimenti. Nel corso del 2013 i ribelli erano giunti a controllare i due terzi del territorio urbano, mentre la parte governativa era isolata e poteva ricevere rifornimenti soltanto per via aerea. L’inerzia della guerra è cambiata a partire dal settembre 2015, con la discesa in campo dell’aviazione russa, che ha assistito le avanzate delle truppe di terra siriane, alle quali si sono affiancati elementi di Hezbollah libanese e soldati iraniani. Le controffensive governative, fino ad allora fallimentari, hanno cominciato a recuperare terreno, fino alla decisiva offensiva denominata “Operazione Castello” iniziata il 25 giugno scorso che ha determinato l’accerchiamento dei ribelli. La riconquista di Aleppo da parte dei governativi, che allo stato attuale delle cose appare imminente, permetterebbe al regime di ripresentarsi ai negoziati che l’inviato dell’Onu Staffan De Mistura sta cercando di far ripartire da una posizione di forza.

Foto Ansa/Ap

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3 Commenti

  1. Michele says:

    Galasi, ti contraddici senza neppure rendertene conto. Prima dici, esprimendo una tua convinzione tutta da dimostrare, che a Tempi piacciono i dittatori e poi fai notare che qui si appoggia Assad e non Erdogan.

    Orsù, dicci oh Galasi, quale sarebbe l’alternativa democratica ad Assad? I fantomatici ribelli moderati (mai esistiti)? Al Nusra? Oppure una fratellanza musulmana appoggiata da USA e Qatar (paese dalle consolidate tradizioni democratiche), come in Egitto? Oppure preferisci un “failed state” sul modello libico?
    Siamo in fremente attesa.
    A dire il vero sappiamo già il motivo per cui non sopporti Assad, ed è Vladimir Putin (personaggio che voi lgbt avete eletto a nemico nr. 1), così come sappiamo bene il motivo per cui tutto sommato preferisci al Nusra o altri islamisti ad Assad: perché dietro di loro c’è Obama (e un domani, forse, la Clinton), cioè il mito lgbt, personaggio che fa ammazzare civili innocenti in Afghanistan tramite i droni, personaggio che nella sua presidenza ha messo a ferro e fuoco il Medio Oriente, senza sapere adesso come uscirne; personaggio di gran lunga più criminale di Assad, ma che a voi piace così tanto che sareste disposto ad appoggiare ogni sua “battaglia”.

    • Ferruccio says:

      con le ultime sparate il portabandiera lgbt dimostra di avere tanta confusione in testa ma questo lo sapevamo già…

    • Mario says:

      “La battaglia per Aleppo ha costretto i gruppi di al-Qaida all’ultima disperata resistenza mentre la guerra per procura di Washington contro la Siria passa alla fase finale. La liberazione di Aleppo sarà l’inizio della fine. Le mappe online sono fuorvianti. Anche prima dell’intervento della forza aerea russa nel settembre 2015, il governo siriano controllava l’85 per cento delle aree popolate del Paese. Ma la bonifica di tutta Aleppo è il fattore cruciale del controllo della Siria del nord e delle linee di rifornimento dello SIIL in contrazione ad est. Il grave problema della Siria era il supporto semiufficiale della Turchia agli eserciti jihadisti che attraversano 800 km di frontiera a Nord e l’avanzata protetta da Turchia-Arabia-Qatar dello SIIL da est. Negli ultimi 10 mesi, l’Alleanza siriana è avanzata su entrambi i fronti. Inoltre, dal mese scorso, la Turchia è allo sbando coi suoi problemi. Molti seguono la logica delle forze dominanti ma, per capire la fine dei giochi in questa guerra, la logica della resistenza non è meno importante. La Siria dimostra che i popoli indipendenti unendosi e resistendo possono decidere il risultato. La guerra di Washington contro la Siria è iniziata con gli eserciti dei fantocci settari inviati a rovesciare il governo di Damasco. I media occidentali continuano a parlare di “ribelli moderati”, ma l’evidenza è chiara, Stati Uniti ed alleati hanno sostenuto ogni singolo gruppo armato in Siria, tra cui il gruppo occidentale già noto come Jabhat al-Nusra (ora ridefinitosi “Jabhat Fatah al-Sham” nel vano tentativo di evitare i bombardamenti siriano-russi), e il gruppo orientale SIIL, che condividono lo stesso male, il settarismo.” (Fonte – Tim Anderson TeleSur)

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