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Ahmadinejad prende un’altra batosta elettorale

maggio 8, 2012 Leone Grotti

I candidati appoggiati dal presidente Ahmadinejad perdono anche al ballottaggio contro quelli sostenuti dall’Ayatollah Khamenei. Tra i due la rottura è totale da un anno. Per la dissidente Nemat «il regime è marcio».

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è sempre più in crisi. I risultati dei ballottaggi delle elezioni hanno confermato il dato uscito già al primo turno, lo scorso 2 marzo: una sonora sconfitta dei candidati appoggiati dal presidente contro la vittoria schiacciante di quelli sostenuti dalla Guida suprema dello Stato Ayatollah Ali Khamenei. Il voto di venerdì scorso aggrava il declino politico di Ahmadinejad, che da un anno a questa parte, quando ha provato a sfidare Khamenei, sta perdendo consensi in maniera vertiginosa.

Dei 65 seggi in palio venerdì, nel Parlamento composto da 290 membri, 41 sono stati presi dagli oppositori di Ahmadinejad, 11 da indipendenti e solo 13 da uomini del presidente. Ahmadinejad ha ancora davanti a sé un anno di mandato, dopo essere stato rieletto per la terza volta tre anni fa. Secondo la Costituzione, non può ripresentarsi ancora ma la vera domanda e se riuscirà a resistere in sella fino al 2013. Come dichiarato a tempi.it dalla dissidente iraniana Marina Nemat, «il regime iraniano è marcio, si sta decomponendo dal suo interno e lo sa». Le lotte di potere tra il presidente e Khamenei ci sono ma «non riguardano i cittadini, come anche le elezioni per il Parlamento che non sono state libere».

Ahmadinejad, che recentemente è stato anche accusato in Parlamento, ora deve fare attenzione e cercare di non finire come Abolhassan Banisadr, accusato formalmente di minare le fondamenta religiose del paese nel 1981 e costretto a fuggire.

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