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Agricoltori e allevatori di mezza Europa tremano per l’embargo russo. A rischio la ripresa dell’economia

agosto 13, 2014 Redazione

È pari a 5,2 miliardi il costo del blocco alle importazioni ortofrutticole voluto da Putin in risposta alle sanzioni di Ue e Usa. Ci sono produttori che rischiano di non superare la crisi. Mosca prepara un’exit strategy con Egitto e Kazakistan

C’è apprensione tra gli agricoltori e gli allevatori di mezza Europa per le conseguenze economiche che l’embargo russo deciso dal presidente Vladimir Putin potrà avere sui loro commerci, già duramente provati dalla crisi economica. Secondo la Commissione europea, prendendo come riferimento le cifre dell’export 2013, l’embargo russo, che non copre tutti i prodotti ma solo alcuni, potrebbe costare ai produttori qualcosa come 5,2 miliardi di euro. Il divieto di importare riguarda, infatti, le carni bovine e suine, il latte e i suoi derivati e i prodotti di ortofrutta provenienti dai Paesi dell’Unione Europea, ma anche da Stati Uniti, Canada, Norvegia e Australia. La decisione è stata presa da Putin in reazione alle sanzioni europee e americane sulla crisi in Ucraina.

CHI PAGA IL PREZZO PIÙ ALTO. A farne le spese saranno soprattutto Germania, Danimarca e Polonia per le carni, Paesi Bassi, Finlandia, Lituania per i latticini e Spagna, Belgio, Grecia, Lituania e ancora Polonia per frutta e verdura. Secondo ItaliaOggi, l’Italia, come la Francia, non dovrebbe essere tra i Paesi più colpiti, perché l’embargo non colpisce il vino che rappresenta il 17 per cento dell’export tricolore verso Mosca. Ma potrebbe, invece, farsi sentire sui formaggi.

È difficile, tuttavia, fare previsioni sul reale costo che potrà avere l’embargo russo: la Coldiretti, in Italia, ha stimato un potenziale danno di 700 milioni di euro, ma sembrerebbe esagerato, se non altro perché la stima è stata lanciata quando si pensava che il divieto di import potesse riguardare indiscriminatamente tutti i prodotti e quindi avere un impatto complessivo di 12 miliardi di euro, cifra poi smentita da Bruxelles. Mentre in Grecia il ministro degli Esteri ha ipotizzato, parlando all’agenzia Bloomberg, un danno da 200 milioni di euro, che potrebbe allontanare ulteriormente la ripresa di una delle economie maggiormente provate dalla crisi degli ultimi 6 anni, che in Russia esporta il 41 per cento dei suoi prodotti ortofrutticoli, la metà delle fragole prodotte e un quarto delle pesche. E dove, peraltro, la quota di export russo era già calata per effetto della crisi ucraina.

ORDINI DA MOSCA ANNULLATI. La Bbc ha intervistato Sinclair Banks, il capo di Lunar, un’importante azienda esportatrice di pesce del Nord Est della Scozia, che ha già dovuto fermare alcuni prodotti diretti in Russia, mercato che rappresenta il 16 per cento del suo fatturato. Mentre Justin Beckett, amministratore delegato di Belton Cheese, produttore di formaggi di Shropshire ha dovuto cancellare 30 mila sterline di ordini da Mosca, che oggi rappresenta il 2,5 per cento del suo business, ma è un mercato con impressionanti prospettive di crescita.
Intanto la Commissione europea, che ha fin da subito fatto sapere che non avrebbe esitato a utilizzare i fondi della Pac per andare incontro ai produttori, ha annunciato l’introduzione di misure a sostegno dei settori delle pesche e delle nettarine, di cui anche l’Italia è grande produttrice, aumentando i volumi che potranno essere ritirati dal mercato. Un mercato già provato dall’anomalo andamento delle piogge, ma che potrebbe ricevere, secondo l’Ansa, aiuti per 20-30 milioni di euro. Le decisioni di Bruxelles sono attese nelle prossime settimane.

CONSEGUENZE GEOPOLITICHE. Alcuni Paesi, come la Polonia, stanno studiando la possibilità di appellarsi contro Mosca all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) – a riferirlo è Deutsche Welle -, non bisogna dimenticare che anche la Russia rischia di pagare un prezzo per l’embargo. Mosca, infatti, come riportato dal Sole 24 Ore, importa il 40 per cento dei prodotti alimentari che consuma, 43 miliardi di dollari in totale nel 2013, una quota cresciuta otto volte dal 2000. L’agenzia Reuters ha reso noto che Putin ha già preso le contromosse, impegnandosi a fornire almeno 5 milioni di tonnellate di grano all’Egitto e aumentando l’import di prodotti agricoli dal Paese del 30 per cento; mentre, sempre in ritorsione alle sanzioni di Ue e Usa, Mosca sarebbe pronta creare una zona di libero scambio con Bielorussia e Kazakistan.

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