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Adesso è chiaro perché Pasolini voleva abolire tv e scuola dell’obbligo

novembre 20, 2016 Luigi Amicone

Visto che la scuola «insegna cose inutili, stupide, false, moralistiche, anche nei casi migliori», andrebbe chiusa, scrisse nel ’75 PPP, esprimendo «angoscia» all’«idea che venga aggiunta una “educazione sessuale”»

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Dovete sapere che nel Consiglio comunale di Milano dove mi trovo per grazia ricevuta dagli elettori è stata introdotta la nobile usanza del minuto di silenzio per onorare la memoria di personalità che si sono distinte per qualità civiche e intellettuali. Un bel traffico di influenze commemorative. Che mi ha impedito però di proporre il minuto di ringraziamento laico per l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti. Cose che capitano. Ma il fatto che il giorno seguente mi sia dovuto sorbire pure lo spettacolo dei baciapile anti-Trump, questo no. Questo mi ha fatto imbufalire. Visto, poi, come si era comportato il giorno seguente Trump, da signore e inclusivo presidente.

E così il pensiero è corso a un articolo di Pier Paolo Pasolini. Ecco, quando il Corriere della Sera era ancora un grande giornale – e “grande” perché l’editore (Giulia Maria Crespi) era coerente anche nel licenziare le grandi firme (Indro Montanelli) non allineate alla svolta filocomunista del direttore Piero Ottone – pubblicava in prima pagina articoli veramente provocatori. Come il pasoliniano “Due modeste proposte per eliminare la criminalità: abolizione della Tv e della scuola dell’obbligo”. Si capisce che non siamo ai miserelli giorni nostri. Quando, per parafrasare Pasolini, dal Corriere filo-Pci e dalla Rai filo-Dc, «attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili», «abrogando ogni reale alterità», «assumendo gli intellettuali progressisti come propri chierici», siamo a pieno regime politically correct, col suo stile di istruzione uniforme e pappagallesco. Tanto che, dalla cima di Google all’ultimo giornalino scolastico, tutti ci servono lo stesso brodo di chi «ha già dato all’invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera».

Ma perdonate le mie parole al pulviscolo. Sentite la durata di Pasolini, Corriere della Sera, 18 ottobre 1975.

«Si lamenta in Italia la mancanza di una moderna efficienza poliziesca contro la delinquenza. Ciò che io soprattutto lamenterei è la mancanza di una coscienza informata di tutto questo, e la sopravvivenza di una retorica progressista che non ha più nulla a che fare con la realtà. Bisogna oggi essere progressisti in un altro mondo; inventare una nuova maniera di essere liberi, soprattutto nel giudicare, appunto, chi ha scelto la fine della pietà. Bisogna ammettere una volta per sempre il fallimento della tolleranza. Che è stata, s’intende, una falsa tolleranza, ed è stata una delle cause più rilevanti nella degenerazione della masse dei giovani. Bisogna insomma comportarsi, nel giudicare, di conseguenza e non a priori (l’a priori progressista). Quali sono le mie due modeste proposte per eliminare la criminalità? Sono due proposte swiftiane, come la loro definizione umoristica non si cura minimamente di nascondere. 1) Abolire immediatamente la scuola media dell’obbligo. 2) Abolire immediatamente la televisione. La scuola d’obbligo è una scuola di iniziazione alla qualità di vita piccolo borghese: vi si insegnano delle cose inutili, stupide, false, moralistiche, anche nei casi migliori (cioè quando si invita adulatoriamente ad applicare la falsa democraticità dell’autogestione, del decentramento ecc.: tutto un imbroglio)… Ma poiché oggi in Italia la scuola d’obbligo è esattamente come io l’ho descritta (e mi angoscia letteralmente l’idea che vi venga aggiunta una “educazione sessuale”), è meglio abolirla… Quanto alla televisione non voglio spendere ulteriori parole: ciò che ho detto a proposito della scuola d’obbligo va moltiplicato all’infinito, dato che si tratta non di un insegnamento, ma di un “esempio”… Ora, ogni apertura a sinistra sia della scuola che della televisione non è servita a nulla: la scuola e il video sono autoritari perché statali, e lo Stato è la nuova produzione (produzione di umanità). Se dunque i progressisti hanno veramente a cuore la condizione antropologica di un popolo, si uniscano intrepidamente a pretendere l’immediata cessazione delle lezioni alla scuola d’obbligo e delle trasmissioni televisive».

Pasolini lo ammazzeranno neanche due settimane dopo l’uscita di questo articolo. Ma vi rendete conto cosa avrebbe potuto essere una sinistra matura? Niente da fare. È rimasta a regime nell’infantile «a priori progressista».
Così, quando viene giù un albero delle sberle, corre a ripararsi dietro i rami di Nostradamus. E meno male, come ha tuittato Beatrice Borromeo, che «Almeno #UmbertoVeronesi non ha dovuto vedere un mondo in cui #Trump è presidente».

Foto Ansa

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