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Adèle e l’enigma del faraone di Luc Besson

gennaio 11, 2011 Simone Fortunato

di Luc Besson. Con Louise Bourgoin, Gilles Lellouche, Mathieu Amalric, Jean-Paul Rouve, Jacky Nercessian Francia 2010, 105 minuti

Film carino, gustoso che segna il ritorno al cinema davvero per tutti di Luc Besson, regista di almeno due buoni film in un passato ormai lontano (Nikita e Léon, ai primi anni ’90) e che poi dopo il passo falso del velleitario Il quinto elemento e l’interessante anche se non del tutto riuscito Giovanna D’Arco, ha percorso tutti gli anni ’00 dirigendo in prima persona film discutibili (Angel-A) e producendo parecchi titoli non proprio raffinati (dalla serie di Taxxi e Transporter a Io vi troverò).

 

Regista, sceneggiatore e produttore piuttosto prolifico e molto versatile (sono suoi anche i due, non felicissimi, film per ragazzini, Arthur e il popolo dei Minimei e Arthur e la vendetta di Maltazard), Besson è un uomo di cinema a 360° e molto ambizioso: la sua casa di produzione, l’assai attiva Europa Corp, contende alle omologhe case americane una bella fetta di mercato europeo e non solo. E’ una figura capace di far cinema popolare su più generi, dal cinema d’azione un po’ rozzo, ben incarnato dal personaggio di Jason Statham al cinema per adolescenti e preadolescenti. Non sempre i risultati cinematografici sono stati discreti, ma in guerra si bada alla sostanza e si usa poco il fioretto.

Comunque, gli incassi gli hanno spesso dato ragione. Adèle, in questo contesto, appare come una piacevole scommessa. Perché, traendo il film dalle avventure di un personaggio del fumetto francese degli anni ’70, Besson compie un’operazione naif simpatica ed estroversa andando a rivisitare alcuni film come Indiana Jones o All’inseguimento della pietra verde senza troppi complessi di inferiorità. Il film funziona, un po’ per la bellezza sbarazzina della protagonista, Louise Bourgoin, un’altra scoperta femminile del regista francese, un po’ per gli effetti speciali efficaci senza essere invadenti. Soprattutto, per il tono ironico che accompagna la narrazione e che qua e là sembra fare il verso alla commedia d’ambientazione francese, de La pantera rosa, il cui protagonista, l’incredibile ispettore Clouseau sembra rivivere nell’impacciato omologo ispettore Caponi.

 

Non è un capolavoro: tutt’altro. Ma il ritmo non manca, la narrazione tiene, l’ambientazione molto bella e i personaggi – e questo anche per un cast azzeccato – non si perdono via. Non ci sembra poco.

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