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Addio al Ponte sullo stretto. Ma rimane il problema dei risarcimenti

marzo 1, 2013 Chiara Rizzo

Scade definitivamente il contratto per la realizzazione del Ponte di Messina. Ora governo e regione promettono un potenziamento della rete ferroviaria

Sparisce nel nulla il Ponte sullo Stretto. E forse si dirà basta alla “freccia rotta”. Sono i due risultati di questi ultimi giorni per la Sicilia che “vanta” una rete ferroviaria risalente in gran parte all’età borbonica, e pochi nuovi investimenti infrastrutturali. La principale e più discussa grande opera è stato sino ad oggi il Ponte, ma proprio ieri il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha annunciato che scadono definitivamente i tempi: «L’1 marzo – ha detto Passera in conferenza stampa – decade il contratto per la realizzazione del Ponte». Il governo Monti a novembre aveva concesso una proroga di quattro mesi per la presentazione dell’atto aggiuntivo per la realizzazione del Ponte che avrebbero dovuto presentare la società Stretto di Messina Spa e il general contractor Eurolink, ma non è stata concessa un ulteriore proroga.
Secondo quanto Passera ha spiegato «il contraente generale è receduto dal contratto poiché lo scorso novembre ha impugnato davanti al Tar del Lazio la nota con cui Stretto di Messina si opponeva al recesso» e così sono venute anche meno «le condizioni necessarie per l’emanazione di un decreto legge per la proroga del termine per la stipula dell’atto aggiuntivo».
Si palesa però il concreto problema dei risarcimenti alla cordata Eurolink (con capofila il gruppo Impregilo): quelli stanziati sinora dal Governo per Impregilo sarebbero 300 milioni, una somma ritenuta poco congrua, per cui si potrebbe stimare l’apertura di contenziosi lunghi e costosi. Intanto però il ministro in conferenza stampa ha presentato, insieme al governatore della Sicilia Rosario Crocetta, e agli amministratori delegati di Ferrovie dello Stato e di Rete ferroviaria italiana, Mauro Moretti e Michele Mario Elia, il Contratto istituzionale di sviluppo (Cis).

ADDIO “FRECCIA ROTTA”. Il Cis prevede un investimento per 14 opere nell’isola, per un costo di 5.106,1 milioni di euro, di cui al momento sono disponibili 2.426 milioni. L’obiettivo è un drastico abbattimento dei tempi di percorrenza nelle tratte ferroviarie. Celebre è stato infatti il caso “freccia rotta”, citato a titolo d’esempio dello stato dei trasporti siciliani: mentre con l’Alta velocità da Milano a Bologna (200 chilometri) oggi si viaggia in sessanta minuti, il treno da Catania a Palermo (sempre 200 chilometri) impiega 6 ore circa.
Gli interventi previsti dal Cis (per alcuni dei quali sono stati già avviati i lavori o la progettazione) puntano a ridurre i tempi di percorrenza tra Messina-Palermo-Catania, con il raddoppio dei binari in alcune tratte, in modo da raggiungere una velocità di 200 km/h nella tratta Catania-Palermo, e aumentare la frequenza dei treni ogni mezz’ora. In questo modo si creerebbe un importante collegamento tra i principali porti: ma il governatore Crocetta ha sottolineato anche la necessità di crearne altri con l’asse sud dell’isola, quello da Trapani a Siracusa, e di sviluppare anche nuovi aeroporti, come quello di Comiso (Rg) destinato al trasporto merci. Dei fondi già disponibili per il Cis, tra gli altri, 1.153 milioni arriveranno da fondi statali e 517 milioni dai programmi comunitari 2007-2013.

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2 Commenti

  1. Filarete scrive:

    E’ un segno potente della nostra decadenza, e della nostra riduzione a popolo di tubi digerenti, con un buco inlet, ed un buco opposto outlet.
    Credevamo di essere intelligenti, invece venivamo creati ed allevati solo per metabolizzare la natura, digerendo tutto.
    Adesso non avremo, ça va sans dire, nè il Ponte, nè il potenziamento di strade e ferrovie. Ma tanto, che ce ne importa: siamo solo tubi digerenti. Gnam gnam.

  2. Enrico scrive:

    I desiderata di Cosa Nosta hanno avuto ancora il sopravvento e possono così continuare a trafficare: meglio isolati oltre che isolani, meno gente in giro che va e viene disturbando i manovratori.
    E’ una sconfitta culturale e di sviluppo.

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