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Puglia, l’acqua pubblica non è gratis: Vendola «alza le tariffe»

giugno 29, 2011 Chiara Sirianni

Anche in Emilia Romagna la bolletta sarà più salata. Il governatore della Puglia Nichi Vendola, dopo essersi sgolato assieme al leader del Pd Bersani in difesa dell’acqua pubblica, è costretto ad aumentare il costo dell’acqua. Il leader di Sel: «Non l’ho detto prima perché nessuno me l’ha chiesto». Membro del Pdl in Puglia: «Ha preso in giro i cittadini, la bolletta dovrà aumentare»

Per il governatore della Puglia Nichi Vendola la privatizzazione dell’acqua è «una bestemmia in chiesa». L’acqua, invece, è «un bene comune dell’umanità, un diritto di tutti non assoggettabile a logiche di mercato». Ora però qualcosa è cambiato. La proprietà dell’Acquedotto Pugliese (Aqp) è passata completamente nelle mani della Regione Puglia, che ha acquisito anche le azioni, pari al 12,78%, detenute dalla Regione Basilicata. E quando si tratta di far quadrare i bilanci tocca essere realisti. Per usare le parole di Vendola: «E’ necessario fare i conti con la realtà, per non precipitare nei burroni della demagogia: sull’acquedotto pugliese abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’efficientamento e su quella proseguiremo. Per questo non abbasseremo le tariffe».

È quanto ha detto ieri nel corso della presentazione del bilancio di esercizio 2010 dell’Aqp, che si è chiuso con un utile di circa 37 milioni di euro. Ma la partita è delicata, come ha spiegato il giornalista del Corriere Sergio Rizzo, in tempi non sospetti: “Vendola sa quello che ha trovato all’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa e interamente pubblico, quando è arrivato alla Regione: perdite che sfioravano il 50%, morosità alle stelle, produttività sotto i tacchi. Basta leggere il bilancio: per tamponare le perdite, in tre anni si è dovuto intervenire in 143 Comuni e sostituire qualcosa come 300 mila contatori”.

Dove sta il problema? Il decreto Ronchi consentiva al gestore (pubblico o privato) della rete idrica di fare profitto e caricare sulla bolletta dei cittadini al massimo il 7% del capitale investito. Dopo la vittoria del sì al referendum, e la conseguente cancellazione della norma, come richiesto a gran voce dallo stesso Nichi Vendola è alla Regione che spetta l’ultima parola: il governatore può scegliere se lasciare gli interessi sugli investimenti in bolletta o eliminarli. Vendola ha scelto di non abbassare le bollette, come se il referendum non fosse mai avvenuto. Il motivo è semplice: le risorse servono a coprire il debito della regione. Politicamente, però, è uno scivolone. E soprattutto: perché non è stato specificato agli elettori prima del referendum? «Nessuno me l’ha chiesto» ha risposto Vendola.

Le reazioni non si sono fatte attendere. «Chiameremo a raccolta tutte le associazioni dei consumatori, tutti i movimenti dell’acqua pubblica, tutti i cittadini pugliesi che non intendono farsi prendere in giro da Vendola. Dopo averli illusi e ingannati, adesso dice che in Puglia la bolletta dell’acqua non solo non sarà diminuita del 7% ma dovrà aumentare». Lo afferma in una nota il vice capogruppo vicario del Pdl alla Regione, Massimo Cassano. «Come si può prendere in giro i cittadini in questo modo? Prima parla di acqua pubblica, prima chiama il popolo al voto referendario per eliminare il 7% dalle bollette idriche e ora dice che lui in Puglia non lo farà perché deve fare i conti con la realtà? Ma questo è quello che dicevamo noi chiedendo alla gente di non andare a votare o di votare No al referendum, perché senza quel 7% in bolletta l’Acquedotto non avrebbe potuto più fare investimenti».

Nei prossimi giorni sono previste diverse iniziative per chiedere al presidente di essere coerente con se stesso e con il voto referendario dei cittadini. Nel frattempo, le bollette aumentano anche nella rossa Emilia Romagna, cioè la regione dove si è registrata l’affluenza più alta al referendum. Il servizio idrico è infatti gestito da Hera, società a controllo pubblico: un 3,5% era stato aumentato in vista del referendum, e presto arriverà un altro 3,5%. Hera è una multiutility i cui manager appartengono all’area politica del partito democratico. Oltre al danno, la beffa.

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