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Abusivismo di necessità

ottobre 9, 2017 Severino Nappi

Quello che altrove è diventato legale e ha fruttato anche risorse alle amministrazioni locali, qui è rimasto illegale. Nascono così i grandi numeri che fanno della Campania la patria dell’abusivismo

NAPOLI : ABUSIVISMO EDLIZIO

Campania: terra del mare, del sole, della pizza e delle case abusive. Secondo le statistiche sono oltre 60.000: praticamente una metropoli, illegale. Com’è potuto accadere? Speculazione, bisogno, disinteresse delle Istituzioni, burocrazia asfissiante. Le ragioni sono tante e basta sfogliare il catalogo del militante dell’antiabusivismo per trovare tutti i luoghi comuni che t’aspetti.

Io preferisco le storie che normalmente non si raccontano perché sono scomode, e possono persino graffiare la bella copertina dell’ovvio che accompagna in Campania l’ipocrita retorica della lotta all’abusivismo. E come si fa a non cominciare da Antonio Bassolino, il protagonista assoluto della politica campana per quasi vent’anni? Il governatore della monnezza e della terra dei fuochi ha tuttavia sentito fortissimo il dovere di difendere la legalità del mattone, a qualunque costo. In piena condonopoli, senza aver mai speso in decenni un solo euro per sostenere l’edilizia abitativa popolare nella regione con il maggior numero di povericristi d’Italia, Bassolino si erse a baluardo per impedire, con tanto di legge, che il condono del marzo 2003 potesse essere applicato anche in Campania, com’è accaduto in tutto il resto del Paese.

E così, quello che altrove è diventato legale e ha fruttato anche risorse alle amministrazioni locali, in Campania è rimasto illegale. Nascono, sopratutto per questo, i grandi numeri che fanno della Campania la patria dell’abusivismo. Confortati da simile, autorevole, esempio, sono scese in campo in questi anni eroiche legioni di ambientalisti a senso unico: neanche una pietra s’ha da sanare; che tutto resti come la mano, rozza e volgare, del muratore abusivo ha posato, mentre sindaci, forze dell’ordine e magistrati guardavano altrove. Tant’è che l’unico paradossale effetto di questi anni è che ogni tanto la lotteria della sfiga estrae un poveraccio cui, spesso in aperta campagna, si butta giù la casa.

Così, tanto per dimostrare che la legge c’è e, sia pure a campione, si applica persino. Nel frattempo interi quartieri rimangono senza reti d’urbanizzazione, senza illuminazione adeguata, senza servizi sociali, perché ci sono, ma per la legge non esistono. Del resto, soltanto per abbattere tutte le 60.000 case abusive ci vorrebbero centinaia di milioni di euro. Questo senza considerare che, all’improvviso, bisognerebbe trovare una casa a qualche centinaio di migliaia di persone.

L’ultima battaglia della loro guerra i “conservatori dello schifo esistente” la stanno combattendo proprio in questi giorni, nei quali era prevista la definitiva approvazione da parte del Parlamento di una legge avanzata da Forza Italia. Senza introdurre nuove sanatorie, questa proposta stabilisce semplicemente una graduatoria nell’abbattimento, in Campania, delle case riconosciute abusive, prevedendo che, per ultime, si buttino giù quelle di chi non ha altra abitazione dove andare. Ma neanche questa passerà perché – avviatosi il battage dei professionisti della lotta all’abusivismo – il Pd si è spaventato e ha iniziato una “melina” che porterà, nell’arco di qualche giorno, al definitivo accantonamento della legge.

Insomma, si appresta a trionfare di nuovo il finto rigore legalista. Tanto a subirne le conseguenze sono gli altri, i povericristi appunto. Intanto, in Campania giace anche un’altra proposta di legge, a firma mia e dell’intero gruppo regionale campano di Fi, per affidare ai Comuni la redazione di nuovi piani regolatori che guardino alle nostre comunità per come sono davvero, non per come il territorio avrebbe dovuto essere, ma non è. Approvarla significherebbe iniziare a mettere a posto le cose per davvero, naturalmente senza edificare un solo metro cubo in più, ma anzi disciplinando l’esistente. Dovrebbe essere una strada da condividere al di là dei colori, però a quelli che, con la retorica del disastro ci campano, probabilmente non conviene.

* Responsabile Nazionale Politiche per il Sud di Forza Italia

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