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Aborto. Si può ancora azzardare una battaglia in difesa di 300 “non nati” al giorno? La Spagna ci prova

gennaio 22, 2014 Redazione

Così il governo Rajoy vuole riformare la legge ultra-permissiva di Zapatero, che ha contribuito a trasformare l’ivg in una pratica anticoncezionale di fatto: rispetto a 15 anni fa, gli interventi sono raddoppiati

Trecento aborti praticati in media ogni giorno. Nelle settimane in cui la Spagna discute la sua nuova legge sull’interruzione di gravidanza suscitano grande clamore i numeri che l’Istituto per la politica familiare ha messo in risalto in uno studio. Si parla di 118 mila aborti praticati ogni anno, più del doppio di quelli registrati 15 anni fa. Cifre che lasciano intendere quanto abusata sia diventata questa pratica dalle parti di Madrid, ormai equiparata di fatto a un sistema anticoncezionale: un feto su cinque non vede la luce, e anche il numero di madri che hanno scelto di interrompere una gravidanza per più di cinque volte è schizzato a più 200 per cento in 10 anni.

«60 MILA ABORTI DI TROPPO». Non colpiscono quindi le parole dirette con cui il ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardon ha presentato il nuovo testo di legge, che limiterà fortemente le interruzioni di gravidanza: «Ci sono 60 mila aborti di troppo», aveva denunciato rifacendosi agli ideali con cui aveva avanzato la propria candidatura nel 2011, tra i quali il «diritto inalienabile» alla vita. La nuova “Legge organica per i diritti del concepito e della donna incinta” modifica radicalmente il testo precedente, varato nel 2010 in epoca zapateriana e considerato tra i più permissivi al mondo. Sotto il vecchio ordinamento era possibile abortire, ovviamente a spese dello Stato, fino alla 14esima settimana senza alcuna giustificazione, con un periodo esteso fino alla 22esima in caso di malformazioni gravi del feto o di pericolo di vita per la partoriente. Il testo nuovo, invece, è più rigido: ammetterà le interruzioni di gravidanza unicamente in caso di stupro e pericolo «serio e durevole» di salute per la madre, ma non oltre la 14esima settimana di gestazione.

LE MALFORMAZIONI FETALI. Nel testo che il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato e ora attende di essere votato in Parlamento sparisce anche il generico riferimento alle malformazioni fetali, una modifica intesa a fermare le troppe interruzioni dettate dalla paura di avere figli disabili: sarà possibile abortire unicamente se vengono rintracciate nel nascituro malformazioni “incompatibili con la vita”. «I disabili devono avere esattamente gli stessi diritti del resto degli spagnoli», ha detto Gallardon, rifacendosi ai princìpi di non discriminazione previsti dalla Convenzione dell’Onu per i diritti delle persone con disabilità. Altre novità non meno importanti sono il divieto a ricorrere all’aborto per i minori senza il consenso dei genitori e l’introduzione dell’obiezione di coscienza per i medici.

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