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Se si tratta di aborto, per l’Economist è meglio che decidano i giudici

novembre 26, 2015 Rodolfo Casadei

In Texas una legge ha ridotto il numero delle cliniche. Così il settimanale auspica che la Corte suprema vi ponga rimedio. E tanti saluti alle decisioni prese dai rappresentanti del popolo

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L’Economist amerebbe vedere la democrazia prendere piede in paesi come la Siria, l’Iran, l’Arabia Saudita o la Cina, ma vorrebbe ridurla un po’ negli Stati Uniti. Quando si tratta di questioni come l’aborto o i matrimoni fra persone dello stesso sesso, il settimanale britannico Bibbia del capitalismo finanziario vedrebbe di buon occhio che le competenze passassero dai rappresentanti dei cittadini, eletti nei legislativi dei singoli stati o al Congresso federale, ai giudici della Corte Suprema.

Lo ha scritto in un editoriale del numero in edicola dedicato al ricorso contro la legge texana che ha causato una riduzione nel numero delle cliniche per aborti esistenti sul territorio dello stato, contro la quale la Corte Suprema dovrebbe emettere una sentenza nei primi mesi dell’anno prossimo. Considerati gli orientamenti all’interno della Corte, che si sono già manifestati nella sentenza sul matrimonio fra persone dello stesso sesso nel luglio scorso, è prevedibile che la nuova sentenza non scontenterà gente come la Planned Parenthood Federation (che è in lite col Texas nei tribunali federali perché gli sono stati ritirati i fondi di Medicaid dopo lo scandalo dei tessuti fetali abortiti e rivenduti), Hillary Clinton o Barack Obama.

E l’Economist, che prevede che la sentenza verrà sfruttata dai candidati repubblicani per fare del vittimismo in occasione delle elezioni presidenziali dell’anno prossimo, mette le mani avanti spiegando che bocciare la legge texana sarebbe un atto di saggezza di cui i politici non si sono mostrati capaci: «Che nove giudici non eletti possano fare un lavoro migliore di migliaia di politici eletti a Washington o nei parlamenti dei singoli stati nel rappresentare quello che l’America, nel suo insieme, preferisce, – come è già accaduto in occasione della sentenza sul matrimonio gay – è un doloroso capo d’accusa contro la politica in America. Tuttavia esso è vero. Nonostante la reazione che ciò provocherà, la Corte dovrebbe bocciare l’HB2».

Secondo l’Economist la maggioranza degli americani è favorevole all’aborto legale in senso lato, ma una risicata maggioranza è favorevole a limitarlo dopo 20 settimane di gestazione. La legge del Texas prevede proprio questo, ma anche che i medici che operano nelle cliniche per gli aborti possano far ammettere i loro pazienti in caso di complicanze in un ospedale distante non più di 30 miglia dalla clinica per aborti, e che in caso di utilizzo della pillola abortiva, la donna debba essere visitata tre volte dal medico, due nel corso dell’assunzione della pillola e la terza in forma di follow-up entro 14 giorni. L’Economist, come la Planned Parenthood Federation, sono molto preoccupati perché questa normativa (entrata in vigore nell’ottobre 2013) avrebbe fatto diminuire il numero di cliniche per aborti nello stato da 41 a 18 fra il 2012 ed oggi, compromettendo il “diritto all’aborto” delle donne texane.

Foto Ansa


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4 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI scrive:

    Se Dio no fosse Amore -con la maiuscola- il mondo avrebbe cessato di esistere da un bel pezzo….

  2. Berlicche scrive:

    Se nove giudici non eletti possono fare un lavoro migliore di migliaia di politici eletti, allora un solo dittatore non eletto può fare un lavoro ancora migliore dei nove giudici. Il ragionamento fila, no?

  3. filippo81 scrive:

    L’Economist di clamorose sciocchezze ne dice tante, non vale neanche la pena leggerle.

  4. leo aletti scrive:

    Anche Gesù fu inviato dal giudice e dopo referendum con Barabba venne crocefisso. Le leggi abortiste vanno abolite.

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