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A San Vittore «detenuti stipati con 40 gradi e senza acqua. Napolitano, vieni e vedi»

luglio 2, 2012 Daniele Ciacci

Nel centro di Milano, i detenuti del penitenziario versano in condizione tragiche: caldo torrido, senz’acqua, stipati in celle piccolissime. Stefano Carugo racconta a tempi.it la sua visita alla prigione: «Decongestioniamo la struttura»

Venerdì pomeriggio, la Commissione carceri della Regione Lombardia è entrata a San Vittore. «Ero venuto a conoscenza – dice a tempi.it Stefano Carugo, consigliere regionale del Pdl e presidente della Commissione – dello sciopero della fame dei detenuti tramite le lettere di Antonio Simone. Abbiamo incontrato una delegazione di detenuti, la vicedirettrice del carcere e alcuni agenti della polizia penitenziaria».

Il primo impatto?
Il caldo. All’esterno il termometro segnava 38 gradi, all’interno si superava la quarantina. Le celle della prigione si stagliano su tre piani: più si sale, più sembra di vivere in una fornace. Gli stessi agenti parlavano di una situazione insostenibile.
Nella torretta dove si controllano i detenuti durante l’ora d’aria non c’è neanche un ventilatore. In parole povere: un solo agente controlla trecento detenuti in una stanza caldissima. È una condizione di lavoro assurda. I cani di Green Hill avevano più tutele e più spazio: insomma, una vita migliore.

Di cosa avete parlato con i detenuti?
I detenuti hanno smesso di far lo sciopero del carrello dei pasti, ed è una cosa importante. Ci hanno chiesto di non abbandonarli. E si capisce che sia necessario un interesse immediato: al terzo piano non arriva l’acqua, se non in certi orari. L’acqua a intermittenza in una cella sovraffollata è da considerarsi ai limiti di una tortura. Manca ciò che è necessario per vivere.

Come vi state muovendo?
Abbiamo lanciato un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da sempre sensibile alle condizioni di vita dei detenuti. È indubbia la necessità di creare un carcere nuovo e all’avanguardia, così come è chiaro che San Vittore è una struttura troppo vecchia. Bisogna sistemare le tubature: questo significa spostare detenuti. Ma già due bracci sono chiusi e i detenuti sono stipati in celle piccolissime, con letti a castello a tre piani in pochi metri quadrati di superficie.

L’estate è vicina. Avete in mente qualche misura rapida per ovviare all’afa?
Nel breve periodo, chiediamo di decongestionare San Vittore: che le celle da sei detenuti ne ospitino solo quattro e quelle adibite a contenerne dodici ne ospitino otto. Esistono diverse possibilità: depenalizzare i detenuti in custodia cautelare e tradurne alcuni agli arresti domiciliari, lenire le custodie preventive o istituire temporaneamente un’altra casa circondariale.

Sul lungo periodo, invece?
Le decisioni a lungo termine sono prese dal ministero della Giustizia. Per quel che può, la Regione Lombardia finanzia attività sociali e controlla la condizione delle carceri locali. In Italia, sono solo due le persone che, quel che dicono, fanno: Giorgio Napolitano e Mario Monti. Appelliamoci a questi due. Vengano con noi a visitare San Vittore.

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2 Commenti

  1. Luigi Lupo says:

    Antonio Simone ha sicuramente il merito di aver sollevato il problema della situazione nelle carceri. Purtroppo ci sono persone, come Stefano Carugo, che si fanno pure belli di questo. da quanto tempo Carugo è presidente della Commissione? Solo perchè ora in carcere c’è Antonio Simone lui si sveglia?

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