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A Cipro l’Unione Europea ha battuto il naso contro la storia. È un precedente

marzo 30, 2013 Giulio Sapelli

Gli astronauti di Bruxelles credevano di trovare sull’isola solo banche, invece hanno trovato persone e relazioni internazionali. La prossima volta staranno più attenti quando si approcceranno ad un paese.

Nella dinamica di potenza in atto nell’Unione Europea si sta delineando un nuovo paradigma: il paradigma Cipro. Per la prima volta, infatti, dinanzi ai diktat dei portatori della razionalità totalitaria dell’austerità si è delineata un’opposizione. Ci aveva già provato Papandreou in Grecia allorché gli stessi astronauti della Commissione europea, del Fondo monetario e della Banca centrale avevano chiesto al suo governo di applicare quelle misure liberticide e nefaste, distruggitrici della società, che infatti stanno conducendo allo smembramento e alla dilacerazione la Grecia. Papandreou aveva opposto a quel diktat la prospettiva di sottoporre le misure a referendum. Nella notte scomparve: non si presentò più in Parlamento, venne costituito un nuovo governo e di lui si è persa ogni traccia: non una parola, non una dichiarazione sui media, non un’apparizione in pubblico. Certo non è stato fisicamente eliminato, ma eliminato politicamente sì.

PRECEDENTE CIPRO. A Cipro invece il Parlamento, su sollecitazione dello stesso capo dello Stato e del governo conservatore che all’inizio a Bruxelles aveva indicato anche le misure più antisociali (tassare i depositi sotto i 100.000 euro) pur di risparmiare i facoltosi depositanti russi e mediorientali, ha respinto il diktat degli astronauti. Un fatto inaudito, questo rifiuto di un Parlamento nei confronti di una dichiarazione di inesistenza nazionale decretata dagli astronauti Ue. È un precedente. Altrettanto importante di quello sciaguratamente inaugurato attraverso misure di penetrazione intrusiva nei conti correnti e di lesione del principio sulla libera circolazione dei capitali sancito nei Trattati famosissimi e invocati a ogni piè sospinto. Un precedente, quest’ultimo, che ha sollevato preoccupazioni immense.

NON SOLO BANCHE. Ma vi è anche l’altro precedente, che non può che accendere la speranza in chi non condivide la cultura astorica e disumana degli astronauti: il Parlamento cipriota ha detto di no. Poi naturalmente si è trovato il modo di aggirare il suo no con una soluzione extraparlamentare, imposta al presidente da Bce, Fmi e Consiglio europeo, ma il fatto rimane. Gli astronauti non avevano messo in conto la storia: sì, la storia. Non sapevano né dove era, né che cosa era Cipro. Ossia nulla sapevano dell’invasione turca nel 1974 dell’isola, un’invasione che decretò la fine ingloriosa della dittatura dei colonnelli greci e che ha ridato a Cipro una dolorosa identità duale, ma rispettivamente fortissima, delle storiche nazionalità. Nulla sapevano dell’arcivescovo greco ortodosso Makarios, capo spirituale e nazionalista dei greci dell’isola (l’80 per cento della popolazione) e del grande lascito di dignità nazionale e spirituale legato alla sua luminosa figura. Nulla sapevano del ruolo internazionale di Cipro con la più grande base militare del Mediterraneo (inglese, guarda caso, ossia di una potenza che non aderisce all’euro ed è insofferente dell’Unione Europea), nulla sapevano del ruolo non solo finanziario ma geostrategico della Russia a Cipro. Il fallimento della trattativa per un salvataggio alternativo targato Mosca non recide legami che sono storia e cultura comune fra russi e ciprioti, entrambi cristiani ortodossi. Ma gli astronauti ignorano la Storia e sono rimasti perplessi: credevano di trovare solo banche, invece hanno trovato persone e storie di vita e – udite! udite! – relazioni internazionali. Ora gli astronauti volano nel cielo dell’Unione Europea e non sappiamo quando decideranno di scendere. Certo saranno assai più cauti. Paradigma Cipro, ovvero principio di prudenza: esistono le persone. Esistono le comunità!

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