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A Bruxelles l’Eurogruppo non ha votato il bilancio. “Nessun accordo è meglio di un cattivo accordo”

novembre 24, 2012 Matteo Rigamonti

Intervista a Poiares Maduro Luìs Miguel, direttore del Global governance programme, sull’impasse dei leader europei nell’approvazione del bilancio comunitario

Paradossalmente il risultato più importante dell’Eurogruppo di Bruxelles è proprio il fatto che, alla fine, il bilancio comunitario 2014-2020 non sia stato approvato. Perché «piuttosto che avere raggiunto un cattivo accordo è meglio non averne raggiunto alcuno». A parlare è Poiares Maduro Luìs Miguel, portoghese, che, oltre ad insegnare regolarmente nelle università di Yale, Chicago, Londra, Madrid e Lisbona, è direttore del Global governance programme presso l’Istituto universitario europeo che ha sede a San Domenico di Fiesole, una manciata di chilometri a nord est da Firenze. Maduro è anche stato avvocato generale presso la Corte di giustizia europea a Lussemburgo tra il 2003 e il 2009.

Professore, che immagine ha dato di sé l’Europa in questi giorni di dibattito sull’approvazione del bilancio comunitario e sulla crisi della Grecia?
Non positiva. Primo, perché era importante che i leader europei dimostrassero coesione ma così non è stato; era importante che apparissero uniti non solo per se stessi, ma anche agli occhi del mondo e soprattutto dei mercati, di fronte ai quali le divisioni non aiutano di certo. Secondo, perché il messaggio che hanno dato è contraddittorio: mi riferisco in particolare a quei paesi che a parole dicono che le sole politiche di austerità non bastano più e che ora servono politiche a sostegno della crescita, ma che di fatto poi vogliono ridurre il bilancio: una scelta che è contro la crescita. Questo messaggio è contraddittorio.

Come giudica l’operato del presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy?
Van Rompuy, così come Barroso (Josè Barroso, presidente della Commissione europea, ndr) hanno cercato un compromesso. Personalmente reputo importante il fatto che non si sia arrivati ad un accordo sul bilancio. È meglio non avere raggiunto alcun accordo che avere tra le mani un cattivo accordo.

Ma sul bilancio dell’Unione europea quando se ne verrà a una?
Secondo me neanche all’inizio del 2013. E si adotterà l’esercizio di bilancio provvisorio fino a che non si raggiungerà questo accordo. Ma in definitiva credo che si tratti di un buon risultato per gli stati “amici della coesione”, ossia quelli che non vogliono la riduzione del bilancio.

Perché?
È positivo perché permetterà ai leader europei di prendere decisioni più coraggiose sul bilancio dell’Unione.

Cosa intende?
Penso e spero che si potranno adottare due distinti bilanci: uno per l’Ue a 27 – che potrà anche essere ridimensionato – e uno rafforzato per i soli paesi della zona euro che consentirà di sviluppare politiche fiscali e per la crescita. Anche l’ultima proposta di Van Rompuy andava in questa direzione.

Sulla Grecia che decisioni verranno prese? Anzi, verranno prese delle decisioni?
Un accordo per sbloccare i finanziamenti ci sarà. Anche perché, in assenza di finanziamenti Ue, alla Grecia non resta che un’unica strada da percorre: il default. E sarebbe la prima volta che succede nel contesto di una unione monetaria. È un rischio troppo grande che l’Europa e i suoi leader non possono permettersi e nemmeno vogliono correre, oltre che un precedente pericolosissimo.

Che giudizio si è fatto dell’operato del presidente della Bce in questi mesi?
Molto positivo. Mario Draghi è stato il vero leader politico dell’Unione europea, l’unico che è stato in grado di contrapporsi all’autorità politica della Germania e della Merkel. Ha preso decisioni rischiose, ma non aveva alternative: è stato coraggioso, sia per i finanziamenti alle banche sia quando si è opposto all’aumento degli spread in Italia e in Spagna.

Da dove può ripartire l’Europa?
Per dare le risposte che servono oggi, deve pensare a cosa vuole diventare in futuro. Le vie da percorrere per risolvere la crisi, come l’unione bancaria, ormai sono chiare. Quello che servono, invece, sono i valori aggiunti che l’Europa può portare nel contesto della globalizzazione. E poi serve la volontà politica dei leader, che però devono imparare nuove forme per comunicare con i cittadini.

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