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A Bologna il problema non è “dare soldi alle scuole cattoliche”, ma riconoscere una realtà che è un bene per tutti

aprile 17, 2013 Paolo Foschini

Tutte le scuole, statali e paritarie, forniscono un servizio pubblico qualificato a tutte le famiglie bolognesi. Solo i miopi continuano a vedere la contrapposizione pubblica/privata

REFERENDUMB-come-Bologna copiaPubblichiamo un articolo apparso sul Resto del Carlino a firma di Paolo Foschini, coordinatore Pdl di Bologna, a proposito del referendum sulle scuole paritarie.

Contrariamente a quanto si propongono i promotori del referendum e i partiti e i sindacati che lo sostengono, a Bologna c’è bisogno di meno ideologia e di più pragmatismo nel sistema scolastico.
È ineludibile il riconoscimento che l’attuale sistema pubblico è formato, in via paritaria, da scuole comunali, statali e private convenzionate nel quale l’amministrazione comunale svolge una funzione di “controllore della qualità dei servizi erogati” e nel contempo concorre, insieme allo Stato, con il privato per la gestione dei servizi stessi.
Tutte queste scuole sono “pubbliche” e garantiscono il pluralismo educativo.

Il problema, quindi, non è “dare soldi alle scuole cattoliche” (peraltro ce ne sono anche di ispirazione laica) anziché a quelle statali e comunali, ma riconoscere anche economicamente un dato di fatto incontestabile nella realtà bolognese: tutte le scuole, nel loro insieme, forniscono un servizio pubblico qualificato a tutte le famiglie bolognesi.
Solo le persone più miopi continuano a vedere una contrapposizione scuola pubblica/scuola privata che non c’è oppure si scandalizzano della “supplenza” delle scuole cattoliche di fronte alle carenze delle scuole statali (le scuole comunali e le scuole private paritarie hanno lo stesso status giuridico).
Non c’è nessuna contrapposizione, semmai complementarietà e non c’è nessuna supplenza, visto che quasi sempre le scuole statali sono state aperte dopo quelle cattoliche e spesso in completo contrasto con il principio di sussidiarietà.

Ma veniamo al dato economico.
Le convenzioni servono a garantire uno status qualitativo elevato in modo da certificare al cittadino la bontà del servizio che viene fornito: a fronte di questo è necessario che venga sostenuto lo sforzo economico del privato (ente religioso o imprenditore che sia) anche per la consapevolezza che se quei bambini frequentassero la scuola comunale o statale costerebbero alla collettività 10 volte di più e intaserebbero le liste d’attesa.
Il che non mi pare una soluzione adeguata vista la crisi in atto e la difficoltà del Comune e dello Stato a mantenere in essere i servizi esistenti.

Le convenzioni devono restare, ma questo non è sufficiente.
Proprio in un momento di crisi come questo è necessario rilanciare i buoni scuola, erogando direttamente alle famiglie bolognesi il denaro necessario a pagare le rette delle scuole convenzionate.
Si tratta, anche in questo caso, di un provvedimento di equità sostanziale visto che queste famiglie, con le proprie tasse, finanziano già le spese delle scuole statali e comunali e per poter esercitare il diritto di scegliere l’educazione per i propri figli dovrebbero pagare una terza volta, il che pare, francamente, eccessivo e discriminante per le famiglie meno abbienti.

In conclusione, non c’è bisogno a Bologna di alimentare guerre ideologiche degne del secolo scorso: l’attuale sistema scolastico è migliorabile ma secondo l’ideale che si va affermando sempre di più tra il popolo, anche di sinistra, e che si caratterizza per una sempre maggiore libertà, flessibilità, possibilità di scelta e di autoorganizzazione: convenzioni e buoni scuola sono gli strumenti da utilizzare.

Avv. Paolo Foschini
Coordinatore PDL di Bologna

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1 Commenti

  1. Zelinda Davolio says:

    da tutta Italia sostenete il B, sottoscrivete il manifesto in difesa del sistema integrato!
    http://www.referendumbologna.it/referendum-comune-bologna-scuole-paritarie-statale-referendum-26-maggio-2013-vota-b-come-bologna.php

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