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82mila spettatori per 30 dilettanti. E il Donegal è campione di calcio gaelico Video

settembre 24, 2012 Emmanuele Michela

Sembra un misto tra calcio e rugby, ma ha origini ben lontane da questi sport britannici. In Irlanda si gioca ovunque, con match combattuti e imprevedibili. Viaggio nel calcio gaelico, dove si gioca senza mercato e professionismo.

Alla fine l’ha spuntata il Donegal, in un match contro Mayo tirato concluso 2-11 a 0-13. E la marea giallo-verde che fitta gremiva le tribune del Croke Park di Dublino ha potuto finalmente esplodere in quella festa che attendeva dal 1992, data del primo e unico successo della county board della provincia dell’Ulster. C’era il tutto esaurito, 82mila spettatori, più un’infinità di televisioni collegate da tutto il paese. In questa finale c’è tutta l’essenza dell’Irlanda, terra stregata e persa per questo strano sport nazionale. Perché ieri non andava in scena un match dei conformati e anglosassoni calcio e rugby, bensì qualcosa di unico: calcio gaelico.

TUTTA L’IRLANDA CI GIOCA. Lo si pratica a scuola, nelle ore di ginnastica o nelle attività pomeridiane; è seguitissimo e diffuso in tutte le città, che forniscono centinaia di club in rappresentanza di ogni borgo dell’isola; e girando per i parchi di Dublino, è difficile non trovare la domenica mattina qualche partita amatoriale così, organizzata in qualche modo, con poca classe e tanta passione. Insomma, gli sport gaelici sono una delle cifre specifiche dell’Irlanda intera, e il football (parola che a Dublino e dintorni indica solo ed esclusivamente questo sport, a differenza del più diffuso nel resto del mondo “soccer”) è tra di essi più popolare. La finale di ieri era la numero 126 di un campionato ufficiale, sebbene testimonianze vogliono questo sport già a inizio Settecento, forse addirittura prima. A prima vista, sembra uno misto proprio tra i britannici calcio e rugby, ma in realtà ha un’origine tutta sua, e le sue strane regole dettano sempre match rapidi ed imprevedibili: 2 squadre di 15 indemoniati si sfidano un pallone rotondo a suon di calci e pugni (sulla sfera, ma non soltanto), cercando di lanciarlo dentro ad una porta ad H (simile proprio a quella del rugby) ottenendo punti diversi se questo è tirato sopra o sotto la traversa. Chi si muove deve palleggiare ogni tre passi, e i passaggi ai compagni vanno fatti colpendo la sfera con le nocche.

NIENTE PROFESSIONISMO NÉ MERCATO. Ma a rendere ulteriormente affascinante questo sport è la formula con cui vengono organizzati i campionati: non esiste professionismo, né mercato. Un giocatore può giocare soltanto per la sua contea, scelto tra i migliori che hanno disputato le leghe locali, e di partita in partita arriva così a rappresentare la propria città e la propria terra di fronte a tutta l’Irlanda; prima prende parte ai match delle quattro province che costituiscono l’isola, poi le sfide nazionali. Una ricetta che cela tutto l’amore da queste parti si respira per la propria terra e la propria città. Così il Donegal, franchigia dell’estremo nord del paese, è arrivato qui vincendo la finale del torneo dell’Ulster contro il Down, e facendo fuori poi nel torneo All-Ireland prima il Kerry e poi Cork. Al Mayo invece è spettato il compito di eliminare i campioni in carica del Dublino, sbattuti fuori in semifinale dopo aver eliminato ai quarti il Down, il tutto dopo aver vinto la championship del Connacht sconfiggendo in finale Sligo.

CROKE PARK. Così, eccole ieri sfidarsi a Dublino, nel tempio degli sport gaelici: Croke Park. Uno degli impianti più grandi d’Europa, con tre anelli di spalti ordinatamente disposti vicini al campo. A visitare queste tribune si ha un singolare spaccato di storia irlandese, tra vittorie celebri e sconfitte ingenerose di squadre da ogni angolo dell’isola; e la memoria di un episodio che ci riporta indietro di quasi ottant’anni, quando al posto delle massicce e capienti gradinate di adesso c’erano basse tribune in legno attorno ad un prato verde. Era il 1920, l’Irlanda era ancora parte della corona britannica, e un match di calcio gaelico venne interrotto da un’incursione della polizia britannica, che sparò sulla folla e sui giocatori, uccidendo 13 persone. Da allora questo terreno è ancora più sacro, ed è il simbolo sportivo di questa nazione, così ferita nella sua storia e così legata alla sua terra. E così innamorata di questo strano sport, tanto tradizionale e antico quanto ancora capace di far appassionare la gente, con azioni veloci, match imprevedibili e squadre di contea.

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