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15mila anime, 21 anni di storia e 2 scandali: i numeri del Nordsjaelland

ottobre 23, 2012 Emmanuele Michela

Sono nati nel 1991, hanno vinto il primo titolo un anno fa e hanno in rosa pure il figlio di Michael Laudrup. Ecco chi sono i campioni di Danimarca, che stasera affronteranno la Juventus in Champions League.

In tanti paragonano il gioco di questo giovane club a quello della Juventus di Conte. Certo, il campionato danese non ha nulla a che vedere con quello italiano, quindi nel paragone coi bianconeri bisogna procedere con le dovute proporzioni, ma è lecito notare come il Nordsjaelland un anno fa si sia portato a casa la Superligaen con un gioco organizzato più su una cristallina esecuzione corale che sull’esuberanza di qualche top player. Basta un dato su tutti, quello relativo agli otto gol in meno che il tridente Beckmann-Mikkelsen-Christensen ha realizzato nella scorsa stagione rispetto alla coppia d’attacco del Copenaghen (Santin e N’doye), il club rivale nella corsa al titolo. Peccato che l’esordio in Champions del Nordsjaelland sia stato decisamente traumatico: 2 sconfitte, 6 gol subiti, 0 fatti, l’evidenza di una squadra tanto fragile dietro quanto evanescente davanti.

STADIO SPOSTATO. La Juve stasera avrà di fronte quindi un avversario abbordabile, seppur da non sottovalutare: il passivo di 4-0 rimediato contro il Chelsea è bugiardo sull’effettivo gioco dei danesi, colpiti duri nei 10 minuti finali con tre gol, dopo un palo colpito e un paio di miracoli di Petr Cech. La maglia rosso-gialla non cela del tutto i tratti grigi di questa squadra: il piccolo centro da cui proviene, Farum, è un conglomerato di 15mila anime e decine di etnie diverse, e lo stadio locale è troppo piccolo per ospitare incontri di Coppa. Bisogna quindi viaggiare fino alla capitale, Copenaghen, per essere ospitati al Parken Stadium. Qui stasera sono attesi 30mila tifosi, più o meno il doppio della popolazione di Farum.

SCANDALI E BANCAROTTA. Club di giovane fondazione, il Nordsjelland porta sulla sua carta d’identità il 1991 come anno di nascita. Da allora ne ha fatta di strada: oltre ad aver cambiato nome (prima si chiamava Farum Blodklub), ha scalato le sette serie del calcio danese, arrivando in Superligaen 10 anni fa e affermandosi poi come nuova faccia vincente del calcio danese, con due coppe nazionali e uno scudetto. Alle spalle, qualche magagna che getta ombra sui successi delle Tigri selvagge: la prima vide protagonista il deputato Peter Brixtofte, sindaco di Farum, ex-Ministro delle Tasse e presidente della squadra, che nel 2002 andò in bancarotta e fu costretto a cedere il club. Che passò nelle mani di Allan Pedersen, uomo d’affari danese, attualmente sotto inchiesta della Corte Suprema per un riacquisto della squadra nel 2008 da una sua holding, chiaramente a prezzo di favore.

NOMI E NUMERI RITIRATI. A scorrere la rosa, spicca anche un cognome famoso, seppur malcelato: è quello di Andreas Laudrup, figlio del grande Michael, attuale tecnico dello Swansea ed ex-stella di anni Ottanta e Novanta di Juve, Barcellona e Real. Portare sulle spalle un nome simile pesa enormemente in Danimarca, tanto che il figlio Andreas ha chiesto di avere il cognome della madre, Retz.Un nome che invece non compare più nella rosa del Nordsjaelland è quello di Jonathan Richter, tre anni fa protagonista di un incredibile incidente: un fulmine lo colpì durante una partita di campionato, contro il Hvidovre. Dopo un arresto cardiaco e un coma di dieci giorni, al ragazzo è stata amputata una gamba, in seguito ad alcune complicazioni successive al risveglio. Da allora al Nordsjaelland nessuno indossa più la maglia numero 26, quella del ragazzo.

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