21 Gennaio 2010
La principessa e il ranocchio, di Ron Clements
Una cameriera che sogna di aprire un ristorante e un principe trasformato in ranocchio.
di
Simone Fortunato
Finalmente un film Disney di cui non parlare male. Anzi. Il merito ovviamente è tutto suo, di John Lasseter, il genio della Pixar che ora controlla il colosso la Casa del Topo e che ha già sparigliato le carte. Il futuro dell’animazione è il ritorno alle origini. Alla doppia dimensione, ai disegni fatti a mano e al realismo della vicenda. Così Clements (già regista di Aladdin) mette in scena un film classico, molto curato nei dettagli anche cromatici (l’ambientazione a New Orleans è molto bella e tutt’altro che consueta), ricco di omaggi ai classici Disney da Cenerentola e Peter Pan, ma anche ai vecchi musical di Stanley Donen e Vincente Minnelli, ma capace anche di dire qualcosa di antidisneyano sui desideri che diventano preghiere, sul valore della compagnia e persino sul significato del dolore. Altro che hakuna matata: qui si tratta di affrontare la realtà, anche quella più dolorosa, insieme.