tempi. Giovedì 18 Marzo 2010 
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Ru486, verso l'indagine parlamentare

In campo Roccella e Gasparri

di Benedetta Frigerio
Dopo la pubblicazione dei contenuti dell’inchiesta di Tempi sull’uso della pillola abortiva Ru486 (vedi numero 36 del 3 settembre) in alcuni ospedali italiani, il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri e il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella hanno segnalato l’urgenza crescente di dare il via a un’indagine parlamentare che chiarisca i possibili rischi legati all’uso della compressa. «Le risposte degli operatori sanitari – ha detto Gasparri – dimostrano in maniera inoppugnabile che attualmente chi voglia utilizzare la Ru486 lo può fare senza ricovero e quindi aggirando la legge». La Roccella ha poi richiamato al «rischio molto maggiore dell’aborto domestico», ricordando le morti avvenute in Francia e Inghilterra, cui la stampa non ha dato spazio, senza nascondere «il timore che attraverso la diffusione della Ru486 una parte delle forze politiche punti a smontare le garanzie offerte dalla 194». Infatti, ha confermato la deputata e responsabile delle Pari Opportunità del Pdl, Barbara Saltamartini, «l’inchiesta dimostra che la normativa è stata minata sia per quanto riguarda le parti relative alla prevenzione sia alla promozione della maternità». La senatrice responsabile delle Pari Opportunità del Pd, Vittoria Franco, ai microfoni di Radio1, si è schierata contro la proposta, sostenendo che l’inchiesta giornalistica banalizzerebbe «la scelta di abortire perché le informazioni sono state ottenute al telefono e non nei luoghi previsti dalla 194». Alla senatrice Tempi ha spiegato che proprio il fatto che i medici e gli operatori dei consultori abbiano risposto telefonicamente alle domande, mentendo o omettendo particolari importanti senza invitare la giornalista a presentarsi di persona, dimostra che l’aborto, se mai, è banalizzato dagli operatori sanitari che, favorevoli alla pratica, dovrebbero farsi carico fino in fondo della loro scelta. «Per questo – ha concluso Gasparri – non si capisce perché chi dice di avere a cuore le donne sembra avere paura di verificare se siano effettivamente supportate». Intanto i consigliere regionali del Pdl dell’Emilia Romagna Andrea Leoni e Gianni Varani hanno richiesto l’istituzione di una commissione regionale d’inchiesta che «verifichi l’operato degli ospedali emiliani e di chi siano le responsabilità per aver ridotto l’aborto a malessere da curare a casa, in una condizione di solitudine psicologica e di isolamento fisico rispetto all’assistenza necessaria in caso di complicanze».

 

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